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Aria di Rivoluzione

Attualità, Recensioni

10/11/2011

I primi della lista di Roan Johnson

Una storia paradossale, con quella dose di improbabilità e di impossibile, paradossalmente, che solo la realtà può offrire, segna l’esordio di Roan Johnson alla regia.

I primi della lista è un film divertente, ironico che, al tempo stesso, sorprende lo spettatore per la sua consistenza e rilevanza sul piano dell’attualità sociale e politica.

Tutto inizia quando tre ragazzi, convinti dalle teorie del complotto di uno di loro, decidono di prendere la macchina di uno di loro e di scappare oltre confine per sfuggire ad un imminente colpo di stato che nel giugno del 1970, dovrebbe far fare all’Italia la stessa fine della Grecia dei colonnelli golpisti.

Diretti prima in Yugoslavia eppoi in Austria i tre ragazzi pisani creano quasi un incidente diplomatico tra i due paesi con il Ministro degli Esteri Aldo Moro in persona coinvolto per dirimere la questione.

Ispirato ad un fatto realmente accaduto, il film che, sulla carta, sembrerebbe una sorta di Amici Miei in salsa politica è una storia molto più raffinata e decisamente complessa, quasi esclusivamente fondata sul talento e l’ambiguità di un ottimo Claudio Santamaria impegnato a raccontare un personaggio insolito che pur – in apparenza – sopra le righe e ossessionato da complotti e dietrologie, invece, offre perle di grande saggezza e una visione del mondo che per quanto estrema e in apparenza farneticante risulta essere tutt’altro che infondata. Una pellicola divertente che fondata sul rapporto tra i tre protagonisti principali interpretati da Santamaria, Paolo Cioni e Francesco Turbanti offre spunti di analogie interessanti con l’oggi diventando quasi, nonostante si tratti di una storia vera, una sorta di apologo sulla nostra sofferta attualità, sull’amicizia, sulla creduloneria e la follia dei vent’anni che, in realtà, per colpa della perversione del caso, ma non solo, si trasformano loro malgrado in lungimiranza e saggezza. Un piccolo film on the road con una ricostruzione intrigante degli anni Settanta e del loro spirito, ma – al tempo stesso – anche un omaggio ad una generazione di ragazzi e ragazze cresciuti con una coscienza e una consapevolezza politica molto forti. Un’era in cui la comunanza tra Grecia e Italia non era data dallo spread con i titoli di stato tedeschi e dalle argomentazioni del G20, bensì da una medesima passione politica messa a repentaglio dalla tentazione di sopprimere l’aria di rivoluzione iniziata con il 1968.

Un film semplice e molto diretto che parla di cose grandi attraverso lo sguardo dei piccoli: ragazzi semplici e come tanti, che, oggi, il tempo e il senso dell’umorismo di Johnson ci fanno sembrare dei simpatici quanto perfino invidiabili antieroi.

Scritto da Marco Spagnoli
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