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Argo il ‘finto film’ che ha salvato sei esseri umani!

Attualità, Interviste

25/02/2013

Premio OSCAR come MIGLIOR FILM alla 85°edizione degli Oscar oltre a MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE e MIGLIOR MONTAGGIO, per l'occasione vi riproponiamo la nostra intervista a Ben Affleck quando venne a Roma per presentare ARGO prima dell'uscita nelle sale e COMPLIMENTI A BEN AFFLECK che alla sua terza regia ha già vinto il Premio più importante dell'industria cinematografica mondiale.

Nella foto Ben Affleck insieme alla moglie, l'attrice, Jennifer Garner, ieri durante la Premiziona degli Oscar 2013!

Presentato al Festival di Toronto, Argo con e di Ben Affleck, ha raccolto critiche molto positive e ha suscitato grande entusiasmo negli spettatori. I più importanti critici americani lo danno al 99% nella lista dei dieci Migliori Film per l’Oscar.

Effettivamente Affleck, dopo avere diretto Gone Baby Gone e The Town, ha fatto un salto produttivo e qualitativo decisamente notevole. Il film è basato sulla storia vera dell’agente della CIA, Tony Mendez interpretato da Affleck, che, nel 1979 si ritrovò insieme al suo team a dover salvare sei americani barricati nella casa dell’Ambasciatore del Canada in Iran. Paese in piena rivoluzione che vedeva la fine dell’ultimo Scià di Persia ovvero Mohammad Reza Pahlavi e l’ascesa dell’Ayatollah Khomeini. Per salvare i suoi connazionali Mendez mise in moto un piano davvero fantascientifico. Si inventarono di dover andare a girare un film di fantascienza, chiamato Argo, in Iran per potere entrare nel Paese e riuscire ad arrivare ai sei ostaggi.

Per maggiori chiarimenti sulla vicenda vi rimandiamo alla nostra scheda. Intanto vi raccontiamo la nostra chiacchierata con Ben Affeck che è arrivato a Roma per promuovere Argo, nelle sale dall’8 novembre 2012, in circa 300 copie, distribuito dalla Warner Bros.

Mister Affleck Argo non è un film classificabile in un genere. Come è riuscito a realizzare un film tratto da una storia vera con una trama complicata dove lei mescola dramma a ironia, suspence e azione? “Il fatto che Argo sia tratto da una storia vera pone al regista delle responsabilità. In particolare io mi sono focalizzato su due aspetti: 1) cercare di fare il migliore film possibile che equivale a far entrare in empatia il pubblico con i personaggi. 2) attenersi il più possibile alla verità. Ho sempre cercato di mantenere tutti questi equilibri nel dirigere il film, sapendo che la storia si sa già come va a finire, quindi l’elemento della suspense e l’action sono fondamentali. Inoltre avevo una sceneggiatura magnifica che abbiamo dovuto un po’ tagliare, c’era troppo materiale, quindi magari Argo pecca, minimamente, di omissione rispetto ai fatti avvenuti”.

Altro elemento cruciale della riuscita del film un cast non solo di attori bravissimi ma con le facce e i corpi adatti ai ruoli. Niente star ma grandissimi interpreti dei quali molti vengono dalla televisione… “E’ vero molti di loro vengono da serial tv americani e il motivo è semplice: la qualità dei serial tv in America, oggi, è altissima. Penso a Mad Men, Damages, Breaking Bad. Non è stata una scelta intenzionale. Avevo molte foto dei personaggi veri della vicenda e ogni volta che vedevo un attore che mi ricordava loro ho pensato fosse la scelta migliore. E, così è stato, penso seriamente che la riuscita di Argo sia dovuta in massima parte al cast e alle ‘signore maestranze’ che ho avuto la fortuna di avere per il mio terzo film da regista”.

Come è arrivato ad Argo e che rapporto ha avuto con George Clooney che, insieme a Grant Heslov, hanno prodotto il film? “Due anni fa George mi ha telefonato e mi ha detto: “Ho una sceneggiatura che ti voglio fare leggere perché penso che tu sia la persona adatta per farci un film e interpretare il ruolo da protagonista. L’ha scritta Chris Terrio ed è geniale”. L’ho letta ed effettivamente era una storia incredibile ed incredibilmente ben scritta, tra l’altro una vicenda vera, storica, sconosciuta alla maggior parte della gente dato che Mendez non l’ha potuta raccontare per molti anni. Gli era stato vietato di renderla pubblica dalla CIA. La cosa mi ha immediatamente elettrizzato ma anche spaventato. Argo è il film più impegnativo che abbia mai fatto, sotto tutti i punti di vista e, vi assicuro che, ancora oggi, sono sempre sorpreso dell’approvazione che trova tra spettatori e critica. Lavorare con Clooney è estremamente semplice perché è un uomo estremamente intelligente, ed è tutto più facile quando lavori con persone così piuttosto che con boriosi produttori. Lui è un attore, un regista e un produttore quindi è sempre disponibile, non ti complica mai la vita e se hai bisogno lui c’è. E’ pronto a darti una mano e a trovare la soluzione migliore davanti ai problemi che trovi realizzando una pellicola. Ve lo consiglio. Se potete, lavorate con Clooney!”.

Argo sembra un film del cinema americano degli anni ’70. A quali registi si è ispirato e quali film ha riguardato per affrontare questa sfida? “Io adoro il cinema americano anni ’70 anche perché sono stati realizzati film grandiosi. Ho rivisto Tutti gli uomini del Presidente, molti film di John Cassavetes e, in particolare per l’uso della suspence, Il braccio violento della legge di William Friedkin con Gene Hackman. Quest’ultimo film, che adoro, è stato un punto di riferimento perché la suspense è strettamente collegata con la recitazione degli attori, quindi ho studiato Gene per trasmettere al mio cast come mantenere incollato lo spettatore alla storia pur sapendo già il finale. Non posso non citare Terrence Malick con il quale ho fatto To the Wonder che considero un genio e, oltre ad avergli rubato la costumista e il compositore delle musiche, l’ho osservato attentamente al lavoro, ho rubato, ho cercato di capire come agisce, come ragiona. Altro mio regista culto Jean Renoir, aveva la capacità di farti amare le cose in maniera trascendentale e io volevo che saltasse fuori il mio grande amore per il cinema e anche per il mio Paese come ha fatto lui nei suoi capolavori. Mai in maniera diretta ma attraverso le sfumature”.

Nel film John Goodman che interpreta il produttore di Argo dice che a Hollywood qualsiasi ‘macaco’ può fare il regista… “Non posso parlare male di Hollywood, devo tornare a casa. La parte del finto film è quella più ironica, cinica e sarcastica e Hollywood si presta a questa presa in giro. E’ un luogo dove tutti vogliono arrivare primi, è un prodotto della competizione. Però non è solo questo. E’ anche un posto dove ci sono persone geniali, i miei amici più cari, grandi lavoratori che nessuno conosce e sono talenti veri, professionisti e da dove esce di tutto… anche tanti film meravigliosi che hanno fatto la storia del cinema”.

Infine, Argo non è un film politico ma la vicenda che lei racconta portò alla fine dell’Amministrazione Carter e all’insediamento di Regan. Che ci dice della situazione attuale del suo Paese? “Non sono un esperto di politica ed è vero la mia ultima intenzione era fare un film politico. Detto questo io voterò per Obama e, chiaramente, spero che vinca lui. Non aggiungo altro perché o apriamo un dibattito politico oppure basta che sappiate che sono un democratico”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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