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Anteprima romana di La nostra vita, parla Daniele Luchetti

Attualità, Interviste

09/05/2010

E’ stato fatto vedere ai giornalisti italiani La nostra vita di Daniele Luchetti, unico film italiano in concorso al prossimo Festival di Cannes che inizia mercoledì 12 maggio e finirà domenica 23 maggio. Quello che vi possiamo raccontare sono solo le dichiarazioni del regista e quel po’ di trama che da tempo si sa, nessuna recensione visto che c’è un embargo molto stretto fino al 20 maggio quando il film verrà proiettato alla manifestazione francese. Per prima cosa una battuta sarcastica sul Ministro della Cultura Sandro Bondi che non è andato ai David di Donatello e ha fatto sapere che non andrà nemmeno al Festival di Cannes perché il film di Sabina Guzzanti, Draquila – L’Italia che trema offende il nostro Paese. Dopo la proiezione dice Luchetti: “Bondi contro Draquila – sembra il titolo di un film di serie B. Ogni volta che i politici ci rimproverano di mettere in piazza i nostri panni sporchi mi dispiaccio. Sono fiero di chi sa raccontare il nostro Paese. Un ministro invece di esserne orgoglioso si vergogna dell’opera di un artista libero. Bisogna essere fieri di portare questa libertà all’estero. Questo è lo spettacolo che deve dare un Paese democratico”.

Tanti applausi e molta commozione alla fine di La nostra vita interpretato da uno straordinario Elio Germano, un inedito Raoul Bova, Isabella Ragonese, un convincente Luca Zingaretti, Stefania Montorsi e Giorgio Colangeli, La nostra vita arriverà nei cinema italiani il 21 maggio per 01 Distribution, a due anni da Mio fratello è Figlio Unico. Claudio (Germano) è un operaio edile di trent’anni che lavora in uno dei tanti cantieri della periferia romana. E’ sposato, ha due figli, ed è in attesa del terzo. Il rapporto con sua moglie Elena (Ragonese) è fatto di grande complicità, vitalità, sensualità. All’improvviso, però, questa esistenza felice viene sconvolta: Elena muore e Claudio non è preparato a vivere da solo. Rimuove il dolore e sposta il suo lutto nella direzione sbagliata: pensa solo a sfidare il destino, e a dare ai figli e a se stesso quello che non hanno avuto finora: il benessere, i soldi, i capricci, le vacanze, in una parola le “cose”. Per risarcire la sua famiglia, si caccia in un affare più grosso di lui e quando capisce che da solo non può farcela, si vede costretto a rivolgersi agli unici di cui si fida: la sorella troppo materna (Montorsi), il fratello timido e imbranato (Raoul Bova) e il pusher vicino di casa (Zingaretti).

“Ci sono diverse cose che mi hanno portato a questo film. – continua il regista – Una è l’incontro con Yehoshua, quando ho presentato in Israele Mio fratello è figlio unico, scrittore che mi piace moltissimo e che mi ha detto: “Ecco l’Italia è la famiglia, per voi è lo stesso che per noi la terra”. Da qui sono nati questi personaggi giovani e con tre figli, un dato piuttosto anomalo oggi. Forse in questo rappresentano la realtà come vorrei che fosse. Ho anche pensato molto al cinema italiano degli anni ’60 che si ambienta nelle periferie dove finisce il pratone. Volevo vedere qual’é il punto in cui oggi finisce la città e ho trovato quella periferia uguale a tante altre in Italia e nel mondo, dove si vive in un benessere standardizzato o meglio nell’illusione del benessere. L’altro punto fondamentale della storia è che il film racconta di un lutto e l’incapacità del protagonista di esprimere il dolore con le parole e con i gesti. Credo però che sia una condizione comune oggi, è molto difficile riuscire a parlare con gli altri di come ci si sente. E penso anche che la caduta delle ideologie abbia spostato tutto sul denaro”.

“Finora il proletariato e gli immigrati – conclude Luchetti – sono sempre stati descritti in modo impreciso: li si guardava dall’alto in basso, per ironizzarne sull’ignoranza, o li si narrava in funzione politica mentre a me interessava che il narratore si ponesse al loro livello. Per questo motivo, insieme ai miei sceneggiatori Rulli e Petraglia, ci siamo documentati molto sul campo specie per le questioni del lavoro, e tutto quello che arrivava dalla realtà lo abbiamo inserito nella sceneggiatura del film. E per quanto riguarda le scelte del protagonista, per lui le ‘scorciatoie’ legate molte volte all’illegalità, alla ‘furbizia’ sono normali perché rappresentano le abitudini purtroppo ‘normali’ del nostro Paese attualmente”.

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Scritto da Nicoletta Gemmi
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