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Anteprima mondiale di “El mural” di Héctor Olivera

Attualità, Eventi

29/10/2010

VALLADOLID. Alla vigilia dei suoi ottant’anni, Héctor Olivera, maestro del cinema argentino, dal premiato “La Patagonia rebelde” (1974) al meno noto “Ay Juancito” (2007), film sulla vita debosciata del fratello di Eva Perón, ha dato vita a un piccolo affresco della Buenos Aires anni Trenta. Lo spunto è nato dalla lettura delle memorie di Pablo Neruda, “Confesso che ho vissuto” e dal ricordo del poeta della relazione con Blanca Luz Blum, moglie del pittore messicano David Alfaro Siqueiros. Il regista, infatti, pensava da tempo a una storia sull’esilio di Siqueiros a Buenos Aires, accolto da Neruda, allora semiconsole cileno, e soprattutto dal magnate dei giornali e direttore del potente “Critica”, Natalio Botana, considerato il William Randolph Hearst sudamericano.

   Intitolato “El mural” intreccia i destini dei tre; di Salvadora Medina Onrubia, giornalista e moglie di Botana; e di Blanca, poetessa, modello e sposa di Siqueiros. Il pittore che si dichiara marxista leninista in un paese nazionalista, deve interrompere le sue conferenze e accettare la decorazione di un grande spazio sotterraneo nella villa dei Botana. Il regista mette in risalto il comportamento libero, eccentrico e intellettuale dei coniugi Botana, che godono i favori del governo, e dei loro ospiti. Raffinato e circospetto uomo di potere, Botana affascina la poetessa che a sua volta è corteggiata da Neruda. Siqueiros, immerso nella creazione artistica, nella battaglia politica e, moderatamente, nell’alcol, considera il suo legame finito. Le relazioni avvengono quindi senza drammi, ma scoppia improvvisa la gelosia della signora Botana, che provoca un lutto.

   Non biopic, visto che si tratta di un momento isolato che coinvolge cinque persone, ma tentativo di ricreare atmosfere e comportamenti della vita intellettuale della Buenos Aires di allora, quando veniva definita la Parigi del Sud America, e di voler far rivivere personaggi noti. Con ottimi interpreti: Luís Machin e Ana Celentano (i Botana), Bruno Bichir e Carla Peterson (i Siqueiros), e Sergio Boris (Neruda), il regista si diverte a far risaltare il comportamento controcorrente dei protagonisti parlando di un affresco che venne staccato dopo cinquant’anni, archiviato ed esposto alle intemperie per altri diciotto, e adesso restaurato per essere esposto a Buenos Aires il prossimo dicembre.

   Una citazione merita il bel film della regista di Serajevo, Jasmila Zbanic, “Na putu” (In cammino), giá presentato alla Berlinale. Premiata con l’Orso d’oro nel 2005 per “Grbavica”, la regista narra attraverso la  vita di relazione di due giovani: una hostess di aerei di linea e un controllore di volo, la natura di un dissidio in seno alla comunitá musulmana. Luna e Amar sono giovani, innamorati e rispettosi. Convivono da tempo. Lui ha problemi di infertilitá e pensano a una possibile inseminazione. Amar, colto a bere alcol durante il lavoro, perde il posto. Accolto come insegnante di computer in una comunitá fondamentalista, si allontana dalla ragazza per essere ligio alla fede. La rottura è inevitabile, ma avviene senza drammi , seppure con sofferenza. Interpretato da Zrinka Cvitesic e Leon Lucev, il film scorre come una sensibile storia d’amore, e di difficili scelte in seno a una societá in evoluzione che non puó dimenticare i lutti della guerra.

Scritto da Renzo Fegatelli
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