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Anteprima Intervista a Richard Borg

Attualità, Trade

20/04/2010

Qui di seguito una anticipazione dell'intervista concessa al nostro giornale da Richard Borg. L'intervista completa verrà pubblicata domani sul numero in uscita di Primissima Trade.

AD e DG di Universal Pictures, la multinazionale che in Italia rappresenta anche Paramount e Dreamworks, pioniere dello sdoganamento della stagione estiva e dell'impegno nella produzione di cinema italiano, la storia professionale di Richard Borg rispecchia in larga misura quella del mercato cinematografico che ha contribuito in modo determinante a sviluppare. 

Come vede lo scenario futuro dell'esercizio? Si accentuerà il fenomeno delle grandi concentrazioni oppure rimarrà un mercato molto variegato, ma più specializzato?

Sicuramente c'è una tendenza ad incrementare le quote di mercato da parte di alcuni circuiti, ma non credo che questo possa generare dei grossi scompensi. Sia perché più di tanto non possono crescere, e perché l'Italia, per fortuna di tutti, è ancora un mercato molto frammentato dal punto di vista della gestione delle sale. E voglio aggiungere che i gestori cosiddetti minori hanno dimostrato di essere alla pari se non superiori ai grandi gestori, sia come qualità delle sale, e sia come managerialità e modo di gestire i rapporti commerciali. I gestori dei medi circuiti sono molto più legati al prodotto di quanto lo siano i grandi. E questo per noi è molto importante.

Sul piano degli schermi cosa dovrebbe cambiare?

Oltre ad una maggiore capillarità delle sale in alcune zone d'Italia che sono ancora prive di strutture, mancano completamente in alcune zone i grandi schermi. Perchè la multisala ha ridotto complessivamente la grandezza dello schermo. E' vero che ci sono dei grandi schermi in alcuni multiplex, ma con sale piuttosto piccole. Mentre andrebbe recuperata la fruizione di un film in mezzo alla folla. Vedere un film su uno schermo gigante con mille persone è un'esperienza straordinaria. Soprattutto se è un film in 3D. Non parliamo poi dell'Imax che in Italia non esiste, mentre all'estero acquistano il biglietto un mese prima per entrarci.

 E che cosa succederà alle sale cittadine?

Non vedo la sparizione delle sale di città. Credo sia essenzialmente un problema di trasformazione, soprattutto di mentalità dei gestori. La sala di città deve liberarsi dal concetto di saletta d'essai, e ritornare appetibile per il pubblico che non vuole andare nei multiplex. Perchè il multiplex è principalmente un luogo per i giovani, mentre il pubblico più adulto che non ama spostarsi in macchina, non ama la calca e le file che - per fortuna - ci sono nei multiplex, vorrebbe trovare in città una sala comoda e tranquilla. Purtroppo il panorama attuale non è esaltante. Deve rinascere il concetto di film sfruttato nelle sale di qualità delle città. Mi riferisco a sale ristrutturate, in grado di offrire più servizi ma soprattutto qualità e confort. Questi cinema potrebbero essere offerti al pubblico ad un prezzo più alto, in cambio di uno standard superiore. Ci sono già dei fenomeni di questo tipo in Germania ed in Australia che stanno funzionando. Alcuni sono proprio dei cinema di lusso, con servizio di parking, un welcome drink, catering in sala.

 Come stanno cambiando i rapporti con l'esercizio?

C'è stata un'evoluzione dettata dai cambiamenti di proprietà, dall'aumento di concentrazione di certi gruppi, dalla nuova tipologia di sfruttamento introdotta dal 3D. Tutti questi elementi hanno portato molte novità. Noi siamo molto attenti a quello che sta succedendo, e cerchiamo di mantenere delle posizioni ferme su quelli che noi consideriamo dei principi basilari e inderogabili. Certi gruppi di esercizio tentano di modificare le regole sul tavolo, ma noi, in casi estremi, preferiamo non continuare il rapporto quando crediamo che non siano più garantite le condizioni di equilibrio. Questo è un mestiere che va avanti da quasi cento anni, dal punto di vista commerciale le regole sono quelle. Potrebbero cambiare in futuro se ci saranno dei cambiamenti sullo sfruttamento dei diritti, anche se è indubbio che il cinema-sala sarà sempre lo sfruttamento proritario e la vetrina per tutti gli altri. Il prodotto rimane proprietà del produttore e distributore e l'esercente non può appropriarsene, considerando che è il prodotto che gli riempie le sale e non viceversa. Questo è un concetto che non può essere stravolto.

Un' ultima domanda su un altro argomento caldo, quello delle Windows.

Ultimamente c'è stata un pò di anarchia in questo settore regolato da degli accordi intercategoriali, e visto che c'è un evoluzione del mercato, credo che ci debba essere anche una rivisitazione delle window. Visto che il problema nasce quando il film non performa, per recuperare le spese della produzione bisogna sfruttare i diritti il più velocemente possibile. Non ha nessun senso aspettare quindici settimane per farlo uscire in home video quando il film in sala è morto dopo due settimane. L'idea che propongo al mercato è di creare delle scalette in base agli incassi. Se l'incasso delle prime due settimane è al di sotto di una certa soglia il film ha diritto ad accellerare l'uscita home video. Questa in estrema sintesi la mia idea. Poi da qui a decidere che tipo di escalator si possa fare, con quali soglie, parliamone. Alcuni esercenti pretendono che la window di 15 settimane sia scolpita sulla pietra, quando poi loro sono i primi a non rispettare i contratti di programmazione. Se il film non funziona lo smontano anche se il contratto li obbligherebbe a tenerlo in programmazione. C'è una evidente incoerenza, che dovrebbe suggerire di evitare le prese di posizione talebane.

 

Scritto da Piero Cinelli
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