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Anteprima de Il Discorso del Re film d’apertura Bifest 2011: Il potere della parola

Anteprime, Attualità

10/01/2011

Un film emozionante che come una perla preziosa e antica, emersa da un cassetto, appare al cinema a qualche anno di distanza da quando lo sceneggiatore David Seidler ne scrisse la sceneggiatura e su precisa richiesta della regina madre, abbandonò l’idea di portarla sul grande schermo quando lei era ancora viva. Seidler, infatti, si era impegnato a non suscitare nell’anziana sovrana vecchi ricordi, perlopiù, dolorosi. Una promessa da gentiluomo che oggi viene ripagata attraverso un film importante e sorprendente che pur risentendo, nell’impostazione, del tempo in cui fu scritto, brilla per la sua qualità artistica notevolissima.

Una storia vera e per questo, decisamente sorprendente che catapulta lo spettatore in un’epoca complessa, di scelte ‘irrevocabili’ in cui perfino l’apparenza poteva diventare sostanza, eliminando così ogni vantaggio al proprio nemico.

Interpretato da Colin Firth, Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter, Il Discorso del Re guida lo spettatore alla scoperta del mondo della corte britannica alla fine degli anni Trenta. Alla morte del Re Giorgio V è il primogenito portato sullo schermo da Guy Pearce a salire al trono con il nome di Edoardo VIII. Innamorato di una divorziata americana di nome Wallis Simpson e, soprattutto, vicino al regime nazista di Adolf Hitler, il nuovo monarca è guardato con sospetto dal Primo Ministro inglese Neville Chamberlain e dall’uomo forte dell’Inghilterra, Sir Winston Churchill.

L’unica alternativa è che sia il mite fratello Albert a succedergli al trono dopo averlo forzato ad abdicare. Ma il futuro Giorgio VI, padre dell’attuale regina Elisabetta II, è anche un uomo che ha un problema serio: è balbuziente e di certo appare improbabile come guida di una nazione su cui spirano già i venti di guerra.

Sarà, dunque, il rapporto con un logopedista portato sullo schermo con i soliti carisma e irrequieta simpatia da Geoffrey Rush a dovere correggere il problema del Re e guidarlo a tenere un discorso che segnerà le sorti di un’intera nazione e, per certi versi, del mondo intero.

Solenne, ma anche divertente e perfino insolente nei suoi momenti di voluta sguaiatezza in cui il re e il logopedista gettano le basi per una solida amicizia durata tutta una vita, Il Discorso del Re ha un impianto fortemente teatrale, caratterizzato da un cast straordinario e da una sceneggiatura in grado di rendere al meglio un incontro  - scontro sullo sfondo di un mondo incerto dove le parole hanno il loro peso e dove l’immagine politica di un sovrano può determinare.

Una pellicola che racconta gli sforzi di persone perbene in tempi indecenti in cui anche un handicap fisico può segnare una differenza significativa. Un dramma personale che assume i contorni della ‘ragion di Stato’ reso alla perfezione da un Colin Firth semplicemente fantastico in un ruolo che, pensiamo, potrebbe portargli non solo la nomination a quell’Oscar che avrebbe già meritato l’anno scorso per A Single Man di Tom Ford dopo la vittoria della Coppa Volpi a Venezia.   

Il discorso del Re non è un film ‘facile’, bensì un solido dramma quasi ‘a lieto fine’, nonostante la pellicola finisca quando la Gran Bretagna entrerà in quella Seconda Guerra Mondiale, vinta, anche stringendosi intorno al simbolo della sua monarchia.

Un film utile e importante, in cui un fatto apparentemente banale diventa la chiave per entrare all’interno di una storia affascinante e vera, in cui la volontà e la determinazione delle persone è la strada maestra per superare gli ostacoli più problematici.

Una pellicola da non perdere per la sua grande qualità e la sua forza, ma soprattutto per il suo messaggio finale in cui la persona più improbabile può diventare perfino contro la sua volontà, l’uomo ‘del destino’ per un intero popolo.

Scritto da Marco Spagnoli
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