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Anonimo Shakespeariano

Attualità, Recensioni

19/10/2011

Anonymous di Roland Emmerich

E’, forse, il film più ambizioso diretto da Roland Emmerich nella sua carriera ultraventennale. Una pellicola che sembra essere una variazione sul tema delle storie dei Tudor, di Elizabeth, di Shakespeare in Love e che, invece, si pone piuttosto come una sofisticata riflessione sull’arte, sulla politica, sulla passione che divora le persone fino a farle diventare quello che vorrebbero essere e che gli altri, in compenso, odiano.

Emmerich, infatti, porta lo spettatore nella corte di Elisabetta I interpretata da giovane da Joely Richardson e da anziana dalla madre della coprotagonista di Nip / Tuck, Vanessa Redgrave. Qui, un giovane talento è avviato verso un grande destino, ma il Conte di Oxford, anziché alla politica e al potere è interessato piuttosto alla scrittura e, peggio ancora, all’amore... Posseduto, come si definisce egli stesso da delle voci, che non riesce a mettere a tacere, sullo sfondo di passioni inconfessabili e di intrighi letali, egli dà vita all’opera teatrale più importante che l’umanità ricordi. Impossibilitato a firmare commedie e tragedie con il suo nome, il nobile chiede al commediografo Ben Johnson di appropriarsene. Riluttante ad accettare, Johnson è scavalcato all’improvviso da un pessimo attore di scarsa fortuna e ancor meno cultura: William Shakespeare. E’ lui, quindi, che si attribuisce il merito di avere creato pilastri della cultura dell’umanità come Enrico V e Giulio Cesare, ed è lui che diventa la più grande attrazione della Londra dei primi anni del diciassettesimo secolo. Un periodo buio, che Emmerich fotografa con una luce fioca da cui emergono ombre inquietanti come i due Cecil, padre e figlio, che per servire la regina e proteggere i propri interessi sono pronti ad ogni nefandezza. Odiati dal popolo e nemici dell’intera corte, sono anche astuti, al punto da riuscire a fermare il moto di energia rivoluzionaria scatenata dalle parole di quell’uomo che crede davvero la poesia essere in grado di cambiare il mondo.

Un intero pianeta, però, resterà per sempre inginocchiato per sempre ai suoi piedi grazie al quel monumento fatto di versi che è l’opera teatrale che noi crediamo appartenere a William Shakespeare. Una persona capace di accettare, in nome della sua condizione e del suo rango, il compromesso più difficile, ovvero quello che lo vede dovere rinunciare a mettere la propria firma su alcuni capolavori della storia dell’umanità.

Interpretato da un Rhys Ifans quasi irriconoscibile per severità e solennità, il Conte di Oxford è un personaggio straordinario che Emmerich tratta con cura e dedizione in una storia che segue un crescendo davvero ‘shakespeariano’ di intrighi politici, di pulsioni e di segreti la cui verità è difficile da sopportare. Interessante e solennemente travolgente, Anonymous celebra l’opera di Shakespeare in maniera intelligente e talora perfino esilarante, nonostante, in fin dei conti, come ci viene ricordato, si tratti di una tragedia senza alcun lieto fine. Una pellicola importante, insolita per il cinema di Emmerich, in grado di coniugare momenti di tensione ad atmosfere più liriche e quasi rarefatte, in un gioco di ombre e luci che tra Rembrandt e Greenaway porta il pubblico in un contesto narrativo molto diverso dai tanti film di ispirazione e ambientazione shakespeariana visti fino ad oggi e alle serie televisive e ai drammi storici legati a quegli anni.

Un film forte, dove al cuore di una storia che prova a chiarire il mistero artistico che avvolge la figura del bardo di Stratford on Avon, c’è un dramma comune a tutti gli artisti e a tutti coloro che vivono per le parole e la scrittura: il desiderio e l’ambizione di un applauso che sia rivolto a loro e che riconosca un tributo al loro talento spezzando quell’anonimato che, invece, costituisce l’eterna consapevole condanna del protagonista di questo film imperdibile per chi ama Shakespeare e per chi adora il teatro.

Scritto da Marco Spagnoli
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