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Annamaria Granatello, direttore Premio Solinas

15/09/2008
Dopo diciott'anni di onorata attività, ci è parso giusto fermarci a riflettere sul cammino percorso e sul mutato paesaggio del cinema italiano. Il fiorire di corsi e concorsi per una platea sempre più vasta di aspiranti sceneggiatori segnala che l'interesse e l'attenzione verso la scrittura per il cinema sono ormai consolidati. Per il Premio Solinas, che ne è stato il pioniere, è tempo di raccogliere nuove sfide e lanciare nuovi stimoli al cinema italiano e in particolare a chi lo scrive o vorrebbe farlo.

Riguardo al cinema italiano, che nell’ultimo anno è andato molto bene, perché non ci spiegate cosa intendete per “ragioni del cambiamento” riguardo al Premio Solinas e come intendete aiutarlo a migliorare ancora?
Noi ci occupiamo con il nostro concorso di giovani talenti, a chi si appresta a realizzare il primo o secondo film, artisti emergenti, soprattutto persone che anche se dotate di talento non hanno grandi contatti con il mercato. Il nostro premio tenta di rendere piu istituzionale, forte e concreta la possibilità di creare contatti con il mondo della produzione attraverso la realizzazione di incontri tra produttori e finalisti e vincitori, sopperendo alla carenza con i giusti canali da offrire a parte di questi ragazzi che spesso non hanno neanche un agente. Cerchiamo di creare meccanismi automatici per cui chi vince da noi ha la possibilità di essere sviluppato e un’attenzione piu seria dai grossi networks, stiamo realizzando un progetto con Cinecittà e Istituto Luce, e infine con il ministero. Il regista che vince da noi ottiene 15 punti dal Ministero, punti che saranno utili anche al produttore, e una seria possibilità di vedere prodotto il suo lavoro.

Lei cosa ne pensa dei dati sul cinema italiano, immagino che la vostra selezione sia più su un prodotto d’autore mentre il cinema italiano è andato bene anche grazie a film molto commerciali...
Sì, io non sono contro il cinema comerciale perché fa bene all’industria, se il cinema italiano viene portato in alto nella classifiche grazie al cinema commerciale questo è un pregio. Allo stesso tempo l’industria non è fatta solo di cinema commerciale, il cinema d’autore ci ha portato nella storia in giro per il mondo. Autori come Fellini, Antonioni o Bertolucci, hanno insegnato cinema nel mondo e questo tipo di film ha bisogno di maggiore sostegno in Italia perché portato avanti da produttori indipendenti e giovani artisti, applicando una maggiore solidità industriale ad un prodotto che comunque incontrerà il pubblico. Noi lavorando con i giovani tentiamo di dirgli che malgrado vincano un premio il loro progetto spesso non è pronto per lo sviluppo, e magari la sceneggiatura andrà riscritta un’altra volta o altre dieci con il punto di vista del regista e del produttore, perché quando si compone un film il punto di vista del produttore è prepotente. Basta ricordare Cristaldi, nostro grande produttore e primo Presidente del Solinas, lui interveniva moltissimo sulla sceneggiatura, per rendere più industriale il cinema di autore, con un punto di vista di mercato a livello mondiale e di gradimento di pubblico. Se non si fa questo già dalle prima fasi della produzione, se non c’è questo dialogo il film avrà meno respiro.

In questo lo Stato aiuta il cinema o l’Italia è molto indietro rispetto a paesi come la Francia?
Stiamo attraversando un momento politico particolare che dura da dieci anni, stiamo indietro rispetto ad altri paesi perché la nostra frammentata situazione politica paralizza di volta in volta ogni possibilità di sviluppo. Non si fa in tempo a scegliere una direzione che cambia il governo e le dirigenze, così andiamo indietro. Le soluzioni proproste dal mondo del cinema agli enti competenti sono state fatte e elaborate ma ogni volta si bloccano. La nostra instabilità politica ci costringe a stare un passo indietro rispetto ad altri paesi.
Scritto da ADMIN
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