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Anime ossidate

Attualità, Recensioni

05/09/2011

Giornate degli Autori: Ruggine di Daniele Gaglianone

Esteticamente travolgente, con una fotografia, un montaggio delle immagini e del suono e della musica che avvolgono come in una spirale lo spettatore per quasi due ore di film, Ruggine è il nuovo lavoro scritto e diretto da Daniele Gaglianone che sorprende lo spettatore per la sua forza narrativa e per la sua ambizione visiva.

Un film d’autore che traendo ispirazione da fatti di cronaca, sublima la narrazione del presente in una costruzione notevolissima delle immagini dove alcuni bambini della periferia della Torino degli anni Settanta si scontrano con un male assoluto difficile da capire e ancora di più da affrontare.

Ambientato tra passato e presente dove i tre ragazzini di allora sono oggi interpretati da Stefano Accorsi, Valeria Solarino e Valerio Mastandrea, il film ha come malvagio protagonista un Filippo Timi, francamente, un po’ troppo sopra le righe con un’interpretazione che in un film così essenziale avrebbe, forse, meritato di essere più in sottrazione. Una scelta inusuale per Gaglianone quella di chiedere a Timi di essere così ‘vistoso’ che, in fondo, distrae inutilmente lo spettatore da quello che è, in fondo, un po’ il senso del film stesso ovvero la riflessione su quelle incrostazioni della vita o ossidazioni dell’anima che non vengono più via. Macchie dolorose che ti porti appresso per sempre, secondo il regista, e che contribuiscono a fare di te qualcosa che, forse, non avresti mai voluto diventare.

Ruggine è pienamente un film d’autore che insiste su uno sguardo inquietante nel volere raccontare le dinamiche di seduzione e arroganza del male personificato da un ambiguo dottore che si sposta in Mercedes cantando arie d’opera. Un nazista di risulta il cui ‘vestito buono’ impressiona la povera gente che abita enormi ed anonimi condomini, sorti in mezzo ad un nulla assolato.

Una pellicola così forte presenta, però, alcuni limiti e altre debolezze: innanzitutto il presente è meno appassionante del passato e i tre bambini diventati adulti sono certamente meno interessanti delle loro controparti fanciullesche, in virtù di quelli che sono sostanzialmente tre monologhi abbastanza fragili.

Per quanto chiaro il legame tra quanto accaduto nel passato e ciò che avviene nel presente, il volere legare gli eventi di allora alle personalità di oggi prese in un momento qualsiasi della loro vita, non dà apparentemente gli esiti che sarebbe stato lecito attendersi, diminuendo l’intensità generale del film stesso.

Altro difetto significativo è l’eccessivo compiacimento del regista nella costruzione delle immagini e nella reiterazione di alcune situazioni in cui, forse, una maggiore asciuttezza avrebbe messo in luce i meriti di questo che resta un episodio importante della carriera di questo talentuoso regista indipendente e, più in generale, di un cinema italiano dal respiro sempre più internazionale.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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