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Anica: L’export del cinema italiano copre l’8% del costo dei film

Attualità, Trade

06/09/2010

26 milioni di euro in tre anni, è quanto ha fruttato l'export del cinema italiano nel triennio 2006-2008. Cifre molto modeste, tenendo presente tra l'altro che solo la metà dei film prodotti in quel periodo, 172 su 357, ha avuto una distribuzione all'estero.

La ricerca, coordinata da ANICA, Ministero per lo Sviluppo Economico e Istituto nazionale per il Commercio Estero, presentata stamani a Venezia, ha potuto esaminare un campione molto esteso di tali film, lavorando sull’esito delle vendite all’estero di 81 film (47% del totale dei film esportati), per complessive 822 transazioni economiche, che hanno generato 15,7 milioni di euro. Rapportando tale valore all’export effettivo del cinema italiano, si è dunque stimato in 26 milioni di euro il valore complessivo per l’estero dei film italiani prodotti nel triennio 2006-2008. In media un film italiano porta dunque dal mercato estero circa 200mila euro. 

Principali destinatari i paesi europei (66%) con la quota maggiore (39,5%) a quelli dell’Europa Occidentale. Svizzera, Francia, Spagna e i paesi del Benelux risultano essere i maggiori consumatori di cinema italiano. Più indietro il Regno Unito, la Scandinavia, il Portogallo e la Germania. Al di fuori dell’Europa, discrete le esportazioni in Estremo Oriente, mentre risultano molto modeste quelle con il Nord ed il Sud America. 31 i film nazionali venduti in più di dieci territori, tra i quali “Il caimano” di Nanni Moretti, “La sconosciuta” di Tornatore, “Nuovomondo” di Crialese, (2006); “Mio fratello è figlio unico” di Luchetti, “La masseria delle allodole” dei fratelli Taviani, “I Viceré” di Roberto Faenza (2007) e “Gomorra” di Garrone, “Il divo” di Sorrentino e “Caos calmo” di Antonello Grimaldi (2008), ma anche film come “Commediasexi” di D’Alatri o “Scusa, ma ti chiamo amore” di Moccia.

“L’export, per il nostro cinema, è cruciale”, ha detto Riccardo Tozzi, presidente della Sezione Produttore ANICA: “Dai dati della ricerca emerge che attualmente il valore delle esportazioni copre grosso modo l’8% del costo complessivo dei nostri film. Se pensiamo che i francesi arrivano a una quota del 20% - ha commentato Tozzi - è necessario avviare un’azione forte, insieme alle istituzioni e agli esportatori, che permetta al cinema italiano di avvicinarsi ai valori della Francia, così come abbiamo fatto negli ultimi anni con la quota di mercato nazionale".

 

Scritto da Piero Cinelli
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