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Andreas Deja, intervista al Supervisore Animazione di La Principessa e il Ranocchio

Attualità, Conferenze stampa, Interviste

10/12/2009

Arriverà nelle sale il 18 dicembre distribuito dalla Walt Disney Pictures il nuovo cartone animato in 2D ‘La Principessa e il Ranocchio’. La Casa di Topolino dopo varie produzioni in 3D ha messo in atto una decisione storica, fortemente voluta da John Lasseter, ritornare alla animazione tradizionale quella che ha reso unica, grande, inimitabile nel mondo i fantastici film nati dal suo fondatore un signore chiamato Walt Disney.

Abbiamo incontrato Andreas Deja che lavora da molti anni alla Disney come disegnatore e ora è supervisore dell’animazione e gli abbiamo chiesto per prima cosa quando è nata l’idea di rifare un film in 2D? “Molti anni fa – ci dice Deja – i capi della Disney decisero di farla finita con l’animazione tradizionale e di realizzare da quel momento in poi film in 3D. Questo perché a loro avviso per quanto riguardava gli effetti speciali e anche gli incassi oramai il 2D era superato. Per me, e per molti altri animatori Disney, è stato un giorno triste, perché non eravamo affatto d’accordo con questa scelta. Non ci sembrava una buona ragione, soprattutto non pensavamo che il pubblico avesse cambiato i suoi gusti e volesse solo film con effetti speciali di un certo tipo e non pellicole dove la storia e i disegni erano la base sulla quale partire. Sono le storie che fanno la differenza, insieme ai personaggi, ai disegni… Gli effetti speciali possono aggiungere stupore, fantasia, immaginazione ma non possono sostituire una vicenda che è scritta e realizzata in maniera debole”.

E quando è avvenuta  la svolta? “Con l’arrivo di John Lasseter – continua Deja – Quando fu presa la vecchia decisione Lasseter era ancora a capo della Pixar. Poi quando la Disney ha acquisito la Pixar e lui è diventato anche Capo della Casa di Topolino le cose sono cambiate. La Principessa e il Ranocchio è il primo film Disney, dopo tanti anni, a tornare all’animazione tradizionale e il merito è di Lasseter. Lui è legatissimo al film, lo ha voluto, lo ha seguito fin dall’inizio, era emozionato come un bambino. Nutre grandi e profondi sentimenti verso questa pellicola che considera ottima e che ama moltissimo. Inoltre segna per lui un altro record, è riuscito a riportare la Disney alla ‘vecchia’ animazione tradizionale che è quella che ha reso questo marchio, un’eccellenza nel cartone animato conosciuto in tutto il mondo”.

 

Veniamo a Tiana che è una Principessa afroamericana. Quando vi è venuta l’idea dato che sicuramente Obama era ancora lontano dal diventare Presidente quando avete iniziato la realizzazione di questo film? “Infatti è così. Non c’entra Obama. L’idea di fare di Tiana una Principessa nera è legata all’ambientazione del film che è New Orleans. I registi John Musker e Ron Clements sono andati in Louisiana hanno fatto parecchie ricerche sulla nazione, su New Orleans, hanno visto foto, studiato il jazz, il voodoo… e tutto questo ha portato a creare la storia che raccontiamo ne La Principessa e il Ranocchio”.

Quindi la storia prima di tutto? “Sempre. Questa è una regola fondamentale. Questo film piace e funziona perché Tiana, pur calata in una ambientazione vecchio stile come è New Orleans, è una donna estremamente moderna. Una ragazza in carriera, che pensa solo al lavoro, e che quando incontrerà il suo Principe - dopo innumerevoli traversie e avventure - capirà che per essere felici bisogna aprirsi all’amore”.

Nel film ci sono tantissimi incredibili personaggi: divertenti, buffi, strani e – ovviamente – c’è il cattivo. Quanto è divertente per un disegnatore creare il cattivo? “E’ sempre il personaggio più divertente da pensare e disegnare. Poi dipende a che target è indirizzato il film. Se pensate a capolavori come Robin Hood e Gli Aristogatti i cattivi non sono spietati ma sono piuttosto simpatici e fanfaroni. Mentre in altri film sono più malvagi. Walt Disney diceva sempre: “Non c’è niente di male nel mostrare i cattivi ai bambini, l’importante è che arrivi il lieto fine”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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