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Andrea Camilleri

Attualità

02/07/2007

Prima le parole

Lo scrittore Andrea Camilleri è il primo illustre ospite del Roma Fiction Fest (Master Class). E ci spiega perché prima di tutto c'è il romanzo, poi la scrittura per immagini, che è compito dello sceneggiatore. E successivamente il film. Ma attenzione a non tradire lo spirito del personaggio.

Ha da poco vinto il Premio Boccaccio con la Novella di Antonello da Palermo e il suo ultimo romanzo Il colore del sole. E' Andrea Camilleri, che la prima edizione del Roma Fiction Fest ha scelto quale primo, illustre ed emblematico ospite della fiction su grande schermo. Con il creatore di Salvo Montalbano, uno dei personaggi più celebri - prima letterari e poi di finzione televisiva riflettiamo subito sul problema, centrale, della trasposizione dalla carta allo schermo. "La trasposizione non è curata in prima persona da me" precisa lo scrittore "ma da uno sceneggiatore. Il mio intervento sulla sceneggiatura avviene in un secondo momento, quando c'è già la prima stesura".
Quale tipo di lavoro comporta?
"Appena mi arriva il testo discuto con lo sceneggiatore la congruità della sceneggiatura stessa, tenendo conto che ogni sceneggiatura porta ad inevitabili 'perdite' rispetto al romanzo".
E' un po' doloroso?
"Sì, ma fa parte del gioco. Non si può pensare ad un romanzo, che è scrittura, sia rispettato in una sceneggiatura, che è sostanzialmente immagine. Così alcune zone del romanzo vanno omesse per trasformarlo in un altro genere, da una forma ad un'altra".
Ma quale elemento va protetto a ogni costo?
"L'essenziale è che sia rispettato lo spirito del racconto, perché basta anche una sola battuta 'sbagliata' della sceneggiatura per alterare, modoficare, equivocare il carattere di Montalbano".
Finito questo primo confronto cosa succede?
"Lo sceneggiatore riscrive il suo testo, poi possono mancare scene di raccordo, e quelle le scrivo io, intervenendo soprattutto sui dialoghi. In particolare, per modificare eventuali parole in siciliano che un attore potrebbe storpiare. Le sostituisco con altre più facili. Ma c'è un punto di forza assoluto nella traslazione…".
Dica pure…
"Io non scrivo soggetti per la televisione ma romanzi, nei quali il personaggio fa una serie di considerazioni che servono poi alla trasposizione, anche se alla fine non risulteranno, ma comunque concorrono a definire meglio il personaggio stesso".
Quali consigli si sente di dare ad un giovane aspirante sceneggiatore?
"Attenzione: di una storia sua propria oppure di altri?".
Sua propria.
"Perché le posizioni sono molto, molto diverse. Beh, il consiglio base è che lasci perdere la destinazione della sua storia, per esempio un film. La scriva come un racconto. Se il racconto funziona, una volta scritto, secondo i suoi rapporti logico-temporali-spaziali, se si intersecano nel giusto modo, allora va bene. Quando mi dicono 'ho pensato un soggetto' rispondo sempre 'scrivilo come un racconto, poi ne trarrai un soggetto'".
Perché?
"Perché la ricchezza di un racconto si riversa poi meglio, e la sceneggiatura ne sarà meglio supportata".
Lei ha vinto di recente il Premio Boccaccio e non possiamo pensare, con una punta d'amarezza ma anche impertinenza, al futuro della lingua italiana. Esiste ancora?
"Ma certo che esiste! Solo che ormai è tutta 'televisiva', omologata, senza spessore. Oggi i bambini parlano l'italiano della tv".
Come parlava lei da piccolo?
"Esisteva il dialetto, senz'altro, ma a scuola parlavamo italiano. E il dialetto aveva la forza di essere d'appoggio alla lingua italiana. Oggi la lingua è in balia della colonizzazione estera: basti pensare al nostro Governo, dove si parla di welfare, devolution… (Camilleri abbozza un amaro sorriso)".
Quanto è fiction e quanto è Camilleri il suo Salvo Montalbano?
"Escludo categoricamente che Camilleri entri in prima persona nel personaggio. Però, come stavo dicendo a mia moglie che, fortunatamente, siciliana non è, con il mio lavoro su Montalbano in realtà sto facendo una lunga ricostruzione della figura di mio padre".



Scritto da ADMIN
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