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Amore (e Humour…) senza fine La Versione di Barney

Attualità, Recensioni

10/09/2010

Barney Panofsky è un uomo cinico e molto diretto nel suo modo di guardare al mondo. La sua ironia è il risultato di un’insolita vita trascorsa tra Roma e Montreal in Canada, dove è tornato ad abitare, passata prima insieme ai suoi amici bohemiennes eppoi a produrre una noiosissima soap opera di successo. Figlio di un poliziotto, Barney ha avuto, per circostanze strane, tre mogli. Dell’ultima si è follemente innamorato al matrimonio con la seconda. Vistala in mezzo agli invitati al ricevimento non ha potuto fare a meno di notarla e ha capito essere lei la donna della sua vita. Il futuro gli riserverà diverse sorprese, ma – nonostante tutto – in un certo senso sarà sempre lui ad avere l’ultima parola.

Questo il cuore dell’adattamento del fortunatissimo romanzo La Versione di Barney portato sullo schermo dal regista Richard Lewis con protagonista un irresistibile Paul Giamatti nei panni del personaggio creato dallo scrittore Mordechai Richler. Fedele allo spirito del libro, il film vede il passaggio da Parigi a Roma di parte della sua ambientazione grazie alla coproduzione italiana della Fandango di Domenico Procacci. Mostrata con un colore vicino quasi al technicolor l’Italia è sullo sfondo di Roma che si consuma l’insolita e tragica relazione tra Barney e la sua prima moglie, ma anche con il circolo di amici su cui svetta la figura del saggio Boogie interpretato da Scott Speedman.

Divertente, però, è anche il racconto della vita di Barney a Montreal insieme al padre ormai in pensione cui viene prestata tutta l’ironia incontenibile di Dustin Hoffman protagonista di una scena memorabile quando conosce i suoi ricchi consuoceri durante una cena.

Fortemente cinico, La Versione di Barney è anche un film estremamente romantico e disperato reso estremamente prezioso dalla vena di humour ebraico che avvolge la storia e che viene, in un certo senso, ancora più esplicitata grazie alla citazione continua di Dance me to the end of love dell’artista canadese Leonard Cohen nato proprio a Montreal dove è ambientata la pellicola.

L’amore per la terza moglie interpretata dall’ex Bond Girl Rosamund Pike è la chiave di volta al limite del paradosso, di un lavoro intelligente e molto gradevole in cui lo spettatore viene portato al centro di una narrazione brillante e sofisticata.

Un film che per gli standard cinematografici di oggi, resta abbastanza nel campo del politicamente scorretto, sebbene, la sceneggiatura non tocchi, di fatto, il livello del romanzo.

Da notare, infine, un ottimo Thomas Trabacchi nel ruolo di Leo, l’amico italiano del pittore e l’emozionante colonna sonora composta da Pasquale Catalano, autore delle musiche de Le conseguenze dell’amore e Mine Vaganti.

Scritto da Marco Spagnoli
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