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Amore che vieni, amore che vai - Intervista a Daniele Costantini

29/10/2008

"Di Fabrizio De André - ci dice Daniele Costantini - oltre alle straordinarie qualità poetiche e musicali, ho sempre ammirato la grande libertà creativa, l'apertura mentale e culturale, che lo hanno portato, nel tempo, a rischiare, a mettere in discussione il proprio lavoro". Ed è proprio questo rischio, questa voglia di libertà, che hanno spinto il cantautore genovese, a scrivere nella prima metà degli anni '90, un romanzo dal titolo 'Un destino ridicolo', assieme allo psicanalista/scrittore Alessandro Gennari. Da questo romanzo il regista Daniele Costantini ha tratto il suo nuovo film Amore che vieni, amore che vai (dal titolo di una delle canzoni più famose di De André) che passa questa sera alle ore 23.00 (sezione L'Altro Cinema) alla Sala Petrassi. Una storia complicata che incrocia i destini di tre prostitute che incontrano tre uomini - un giovanissimo pappone, un contrabbandiere di origine francese, un pastore sardo diventato bandito - che organizzano insieme il colpo della loro vita. Lo strano incontro avviene nei carrugi di Genova, vicoli strettissimi, una specie di labirinti dove le prostitute stanno sedute sulla soglia delle loro case. Tra gli interpreti del film: Donatella Finocchiaro, Tosca D'Aquino, Claudia Zanella, Agostina Belli, Filippo Nigro, Massimo Popolizio. Amore che vieni, amore che vai arriverà nei cinema italiani il 14 novembre distribuito dall'Istituto Luce.

Daniele Costantini, De André definiva il suo libro 'una favola che raccontano i nonni', anche il suo film si può definire una favola?
"Direi di sì, in parte Amore che vieni, amore che vai rispetta questa idea. Forse è una favola nera. Nel romanzo ci sono tre capitoli dove i due autori rievocano e commentano i protagonisti del romanzo. Ma, al contempo, in uno dei capitoli - quello che si intitola 'I capricci della memoria' -, De André e Gennari ci avvertono che i personaggi e i fatti narrati potrebbero avere anche versioni diverse. In questo senso è una favola perché sono storie tramandate, raccontate da generazione a generazione, e assumono un alone mitico e quindi diventano molto lontane dalla realtà dalla verità. Lo definirei un film che ha dei toni surreali".


Scritto da ADMIN
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