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Americani a Roma

Attualità, Recensioni

13/04/2012

E’ una dichiarazione d’amore per la città eterna quella che Woody Allen realizza con To Rome with love, un’operazione produttiva encomiabile di altissimo livello che trova capofila la Medusa guidata da Giampaolo Letta.

Un film diviso in quattro episodi dove tra suggestioni più o meno dichiarate nei confronti del nostro cinema del passato, Allen racconta un’altra fiaba metropolitana che prende la realtà italiana e, utilizzandola come sfondo, la trasforma secondo la sua sensibilità e la sua ironia straordinarie.

Un film divertente con un cast internazionale composto dallo stesso Allen, Penelope Cruz, Alec Baldwin, Ellen Page, Jesse Eisenberg affiancato da un gruppo di attori italiani di grandissimo talento su cui spiccano le interpretazioni di Roberto Benigni, Flavio Parenti, Alessandra Mastronardi, Antonio Albanese, Alessandro Tiberi, Riccardo Scamarcio, Corrado Fortuna e Simona Caparrini.

To Rome With Love racconta quattro storie: quella di una ragazza americana che si innamora di un giovane avvocato italiano il cui padre, titolare di un’impresa di pompe funebri, ha una bellissima voce quando canta sotto la doccia, al punto che il futuro suocero americano interpretato da Woody Allen in persona vuole convincerlo a fare parte di una serie di ambiziosi allestimenti operistici. In un altro, un architetto americano diventa il méntore di un giovane collega che vive a Trastevere come faceva lui trenta anni prima ed è alle prese con un’attrice amica della sua fidanzata. Se Roberto Benigni è uno sconosciuto alle prese con una notorietà inaspettata e immeritata, Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi sono una giovane coppia di Pordenone alle prese con le tentazioni della Capitale che, dopo un pomeriggio romano, vivranno in maniera differente il loro rapporto sul piano intimo.

Tra escort e memorie del passato che assomigliano al presente, tra battute sulla psicanalisi (“Se vedi Freud digli di ridarmi i soldi…”) e omaggi più o meno dichiarati al cinema di Dino Risi e a Lo sceicco bianco di Federico Fellini, tra la riflessione sulla celebrità e i dolori del cuore a causa dell’amore per una donna sbagliata, To Rome with love è un film che pur non essendo omogeneo sul piano della sceneggiatura e non pienamente riuscito in alcune sue parti, risulta essere una delle migliori pellicole migliori dirette da Allen che con levità ed ironia ci porta a divertirci e a riflettere su alcune storture della nostra società.

Se l’Italia mostrata dal genio americano mostra un’immagine leggera e spiritosa degli Italiani, le riflessioni che suscita il film sono certamente di natura più intima e struggente rispetto ad alcuni dei suoi lavori più recenti.

Una favola tutto sommato un po’ “amara”, una dichiarazione d’amore per l’Italia e il nostro cinema, che si propone allo spettatore in maniera divertita e intelligente con alcuni episodi migliori di altri e con alcuni momenti spettacolari: a partire dalla bellezza strepitosa di Penelope Cruz che dopo Vicky, Christina, Barcellona offre un’interpretazione esilarante, ma al tempo stesso particolarmente sensuale e irresistibile nel ruolo della prostituta d’alto bordo finita per caso nella camera di un innocente sposino.

E’ ancora una volta l’amore inteso dal punto di vista delle pulsioni e delle passioni ad essere al centro della narrazione di un film alleniano con il regista americano che si diverte a mostrare tutto il suo genio e talento nel dare vita a situazioni irresistibili e a battute fulminanti come quelle pronunciate dal ladro Scamarcio o dalla escort Cruz che quando le chiedono se vuole andare ad una visita privata in Vaticano lei afferma di conoscerlo “molto bene”.

Fotografata in tutto il suo splendore, dal canto suo, Roma restituisce al pubblico tutto il suo fascino romantico, sebbene le storie che vengono raccontate solo in parte attingano all’italianità delle situazioni e Allen prenda spunto dall’Italia così come viene raccontata dai giornali per dare vita ad una fiaba postmoderna dal retrogusto un po' amaro.

Un film imperdibile per chi ama il cinema di Woody Allen che in Italia acquista una dimensione talmente peculiare da promettere, nel finale, la possibilità di un sequel inteso come una prosecuzione del racconto di storie ispirate e ambientate a Roma che appartengono, però, pienamente e solidamente all’immaginario del regista newyorkese.

Scritto da Marco Spagnoli
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