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Alza la testa con Castellitto papà-boxeur

18/10/2009

Con L'aria salata aveva avuto un debutto folgorante (che fece vincere e conoscere l'ottimo Giorgio Colangeli) alla prima edizione dell'allora Festa del Cinema di Roma. Oggi Alessandro Angelini torna nella Capitale, in concorso, con Alza la testa, di nuovo una storia di paternità difficile che ha come protagonista Mero/Sergio Castellitto, operaio specializzato che lavora in un cantiere navale di Fiumicino. Abbandonato anni prima con il figlio Lorenzo (Gabriele Campanelli) da una donna albanese, Mero ha imparato ad assorbire i colpi della vita anche grazie alla boxe, lo sport che ora insegna al figlio per addestrarlo a difendersi. "E' un film dalla struttura anarchica - spiega il regista - inizia come una commedia, poi diventa un racconto di formazione, poi ancora un film drammatico sui rapporti tra padre e figlio e infine un road-movie che riserva un importante colpo di scena. Sono i percorsi paralleli di Mero - che quando perde il figlio in un incidente acconsente a donare il suo cuore e poi parte alla ricerca di chi lo ha ricevuto - e di un adolescente che cresce in un ambiente molto virile, fatto di soli uomini, ed è diviso tra la voglia di compiacere i desideri del papà e quella di vivere spensieratamente l'adolescenza". "Alza la testa" è il mantra che Mero ripete continuamente a suo figlio per educarlo all'orgoglio, per comunicargli che la vita va presa di petto, magari a pugni. "La boxe è uno sport povero, anche se hai successo non ti porta da nessuna parte - dice Angelini - Mi ci sono appassionato quando ho realizzato il documentario Un cuento de boxeo, su Teofilo Stevenson, il mito del pugilato cubano che rifiutò il professionismo e gli stratosferici compensi che ne derivavano". Castellitto, invece, di boxe era a digiuno, e i colpi che sferra sullo schermo sono frutto delle lezioni prese apposta per il film del talentuoso regista trentottenne: "L'aria salata mi era piaciuto moltissimo - sottolinea l'attore - Alessandro è dotato di talento, modernità e di una certa 'scorrettezza narrativa': un dono prezioso in questo nostro cinema conformista. Io poi non cerco più copioni, ma incontri.

 


Scritto da ADMIN
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