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Allacciate le Cinture, conferenza stampa a Roma

Attualità, Conferenze stampa

27/02/2014

Il regista Ferzan Ozpetek torna a lavorare con Gianni Romoli, firmando la sceneggiatura del nuovo film Allacciate le Cinture, al cinema dal 6 Marzo 2014 in circa 350 copie. Questa mattina il regista turco e il numeroso cast hanno presentato il film a Roma, presso il cinema Adriano. Francesco Arca, Kasia Smutniak, Paola Minaccioni, Elena Sofia Ricci, Francesco Scianna, Carolina Crescentini, Francesco Scicchitano, Carla Signoris e il resto della troupe hanno raccontato alla stampa le loro emozioni e la loro esperienza sul set di un film drammatico e ricco di sentimento, in cui al centro è l'amore, quello impetuoso e passionale, che resiste nel tempo e nonostante le difficoltà che incontra sul suo cammino. Nel 2000 Elena è fidanzata con Giorgio e Antonio con Silvia, ma, nonostante le loro apparenti diversità, i due si attraggono e non riescono a stare lontani per molto tempo l’uno dall’altra. Ha inizio una storia d'amore coinvolgente ed intensa, che dura negli anni, con un matrimonio e due figli. Tredici anni dopo le loro vite e quelle dei loro cari si trasformano, cambiano, e una minaccia alla salute di Elena, tocca in modo incisivo la loro relazione e le vite di tutte le persone coinvolte.

L’idea per il film, spiega in apertura il regista di Saturno Contro e Mine Vaganti, è nata da una cena con una cara amica: “Lei ha avuto un incidente e il suo corpo ha subito una trasformazione, così a me è venuto spontaneo chiederle come fosse il rapporto con il marito dopo l’accaduto. Lei mi ha risposto che ancora la desidera nonostante tutto, facendo la battuta che poi ho usato nel film “Agli uomini non fa schifo niente!”. Nonostante la tematica affrontata, Allacciate le cinture emoziona il pubblico, utilizzando il sorriso e le lacrime secondo un certo equilibrio. Interrogato sul significato del titolo, Ozpetek spiega: “Nella vita tutti prima o poi incontriamo una turbolenza e dobbiamo allacciare le cinture. Tutto viene raccontato attraverso una grande storia d’amore. L’amore e l’amicizia sono le due cose che rimangono sempre. E la solidarietà tra le persone”. Gianni Romoli, dopo quattro anni di interruzione, è tornato a lavorare con Ozpetek per la sceneggiatura e su questa esperienza ha raccontato che quest’ultimo gli aveva raccontato l’episodio della sua amica già ai tempi di Mine Vaganti e lui si è messo subito a lavoro, scrivendo una quarantina di pagine, che poi hanno ripreso in considerazione e perfezionato alcuni anni dopo. Carla Signoris, alla sua prima esperienza con Ozpetek, interpreta la mamma della protagonista, una donna forte che ha lasciato il marito e ha perso un figlio di 20 anni per un incidente in mare. “E’ un film sull’amore, tutti i personaggi si amano. Tutti noi abbiamo provato questi sentimenti o abbiamo paura di provarli in futuro. Il mio personaggio e quello di Elena (Sofia Ricci) aiutano ad alleggerire questa atmosfera. Piangere e ridere in fondo sono la stessa cosa, forme di emozione” ha dichiarato l’attrice.  

Dalla zia di Mine Vaganti, Elena Sofia Ricci è tornata a lavorare con Ferzan sempre nei panni di una zia, con disturbi della personalità, e ha dichiarato: “ E’ stata una grande fortuna  lavorare con Ferzan. I suoi set sono bellissimi. Lui riunisce gli attori, ci fa esprimere e tiene in considerazione tutto quello che viene da ogni membro della troupe, dal fotografo all’operatore, all’attore. E’ come se tutti facessimo il film. Potrei fare anche solo una comparsa nel prossimo”. Il cast vede nei ruoli principali alcuni giovani attori o aspiranti tali e Ozpetek non nasconde che questa scelta, soprattutto di Arca, sia stata un po’ una scommessa, della quale però era del tutto consapevole fin dall’inizio dei provini. “Ho fatto molti provini, che avrei evitato volentieri. Lui aveva negli occhi e nell’atmosfera Antonio. Secondo me c’è un istinto per cui si nasce attore”. “Nella seconda parte abbiamo trovato il filo drammatico e ci siamo innamorati della storia” ha dichiarato Ozpetek, lasciando la parola agli interpreti principali, Francesco Arca e Kasia Smutniak. “Il provino è stato una via crucis, è durato un mese. Ogni volta Ferzan cambiava idea e mi ha lasciato sui carboni ardenti. Per me è un sogno far parte di un film con un cast del genere. Mi ha guidato il regista e ci ho messo poco del mio. Alla fine è stata una passeggiata, basta lasciarti trainare da registi bravi come Ferzan” ha dichiarato Francesco Arca, mentre la Smutniak con il cuore in mano ha aggiunto: “Sentivo la storia molto vicina, quando Ferzan me l’ha raccontata. Questo film parla di dare importanza al tempo. Anche alle piccole cose. La felicità si nasconde nella quotidianità. Ci sono due momenti per il mio personaggio in cui tutto è ridimensionato: l’incontro con Antonio ovvero l’amore, e guardare in faccia la morte. Due cose che ti riportano a te stesso e danno senso al tempo. Riesci a vederti. Il tempismo di questa storia nella mia vita è stato perfetto”.

Nella rosa di personaggi e attori del film, tuttavia, l’interpretazione più coinvolgente ed emozionante è quella di Paola Minaccioni nei panni di Egle, una malata terminale che, nonostante la fine vicina, mantiene un certo umorismo e una solarità che dà forza alla protagonista. “Il mio ruolo era già una perla scritto da Gianni e Ferzan. Sono stata felicissima di interpretare Egle. Ho fatto anche un’esplorazione personale, lei si è accorta tardi che doveva fare delle cose nella vita. Con Kasia è stata una cosa stupenda”. Dopo la commedia a tinte surreali Magnifica Presenza, Ozpetek torna sul grande schermo con una storia di amore e amicizia, attraversata dalla nostalgia e dalla malinconia della malattia e del tempo che procede inesorabile. Riprendendo il suo stile poetico e delicato, nonché romantico, il regista turco regala un nuovo film da vedere, per emozionarsi ed emozionare.

 

Scritto da Letizia Rogolino
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