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Alice nella Città: L’Estate di Martino Intervista a Massimo Natale

Attualità, Interviste

05/11/2010

Ufficio Stampa storico del Teatro Sistina di Roma da qualche anno dedicatosi alla regia teatrale, Massimo Natale dirige L’Estate di Martino tratto dalla sceneggiatura di Giorgio Fabbri vincitrice del Premio Solinas 2007. La storia è ambientata durante l’estate del 1980, contrassegnata dalla tragedia di Ustica del 27 giugno e dall'attentato nella stazione di Bologna del 2 agosto: tragici episodi che fanno da sfondo alla storia di Martino (Luigi Ciardo) e al suo rapporto con il capitano Clark (Treat Williams), un militare americano, e Silvia (Matilde Maggio) la ragazza del fratello. Rapporti paralleli ma strettamente collegati che corrono e crescono sul filo del surf. Martino abbandonerà il suo guscio e saprà conquistare le onde e l’amore, il capitano riuscirà a sconfiggere i fantasmi del suo passato e Silvia al termine delle vacanze potrà tornare a casa. “L’idea di far passare “Luglio 80” dalla scrittura alla pellicola è una sfida stimolante e interessante per vari motivi. E’ la storia di due mondi, due caratteri, due solitudini che si incontrano su una assolata spiaggia della Puglia in un periodo storico per noi italiani molto particolare.” Spiega Natale “Un film che porta in sé due anime, quella legata all’immagine ed alle emozioni che uno scenario naturale ed unico al mondo come la Puglia può dare, e quella dell’interpretazione dei protagonisti. Chi guarda questo film in maniera disincantata e riesce a lasciarsi trasportare dalle emozioni potrà guardare a quegli anni in maniera più consapevole.”

Cosa l’affascinava di questi personaggi?

Martino capta qualcosa dell’Italia degli anni Ottanta, ma le vive ‘di sponda’ come capita quando hai quattordici anni. Lo sfondo dell’Italia di quel periodo è raccontato attraverso l’occhio di come me ha vissuto quel periodo da adulto. Ricordo come eravamo e quindi tutti i personaggi di questa storia sono ‘reali’, seppure nella fantasia.

Il film è interamente girato in Puglia su una spiaggia…

Torre Guaceto dove abbiamo girato è un posto perfetto per il nostro film. Siamo stati molto fortunati. E’un’oasi felice del WWF dove, per di più, cosa che non capitava da tredici anni c’è stata una mareggiata che ci ha consentito di girare lì anche le scene di surf.

Perché questo sport?

Perché in quegli anni era molto raro il surf in Italia. Per me quelle scene rappresentavano la possibilità di dare un tono di sogno alla storia. Oggi le cose sono diverse: il surf si pratica in Puglia, nelle Marche, in Sardegna e in molte altre regioni italiane. All’epoca, invece, era qualcosa di rarissimo ed inimmaginabile.

Come ha scelto Treat Williams?

Cercavamo un attore americano che restituisse una certa bonarietà. Per chi come me è cresciuto con certi film hollywoodiani, Treat è una vera e propria icona: un attore che interpreta un militare senza essere Rambo. Un uomo prima ancora che un soldato.

Scritto da Marco Spagnoli
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