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Addio al dottor Zivago

Attualità, Personaggi

10/07/2015

È morto l’attore egiziano Omar Sharif, indimenticabile interprete al cinema del “Dottor Zivago” e di “Lawrence d’Arabia”. L’attore ottantatreenne soffriva di Alzheimer da tempo, ed è deceduto  in un ospedale del Cairo in seguito ad un attacco cardiaco. 

Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1932 con il nome di Michel Demitri Chalhoub. Negli anni ‘50 cominciò la sua carriera cinematografica, grazie al regista, Youssef Chahine che lo scelse per 'Lotta sul fiume' a fianco di una diva dell'epoca, Faten Hamama. Il set fu galeotto perché due anni dopo sposerà Faten, convertendosi all'Islam per poterla sposare, e in quell'occasione assumendo il nome di “Sharif” (in arabo “nobile”) lo assunse in seguito quando si convertì all’Islam per potersi sposare. Di origine cristiana libanese, è stato candidato all’Oscar e vincitore di tre Golden Globe. e quello per il cinema. 

Il suo primo film in inglese, e che lo impose sulla scena internazionale, fu Lawrence d’Arabia di David Lean, del 1962: la sua straordinaria interpretazione dello Sceriffo Alì, accanto al protagonista Peter O’ Toole,  gli valse la candidatura all’Oscar e un Golden globe.

David Lean lo chiamerà nuovamente nel 1965 affidandogli il ruolo del protagonista nel “Dottor Zivago”. Viene in Italia per 'C'era una volta' di Francesco Rosi, veste i panni di un ufficiale tedesco per 'La notte dei generali' di Anatole Litvak poi vola ad Hollywood , per interpretare il musical  'Funny Girl' accanto a Barbra Streisand, con la quale inizia una burrascosa relazione sentimentale, destinata a creare problemi politici  internazionali, visto che era il 1968 ed Egitto e Israele erano in guerra e la Streisand, ebrea, era  dichiaratamente pro-Israele. Ma la storia andò avanti, nonostante tutto, ed i due replicarono con “Funny Lady” nel 1975. Tornato in Italia sfruttò la sua grande popolarità in alcune megaproduzioni dell'epoca come ”La caduta dell’impero romano”, un “Marco Polo” e “Gengis Khan”.

In poco più di dieci anni il giovane e affascinante ragazzo egiziano ha scalato il successo internazionale, diventando una specie di mito nei paesi del terzo mondo, sviluppando nel frattempo una grande passione per il gioco delle carte, ed in particolare per il bridge. Una passione che lo portò più volte sull’orlo della bancarotta. "L'attrazione del tavolo verde per me diventò irresistibile. E ci ho sperperato delle fortune. Facevo film per pagare debiti e ad un certo momento ho deciso di smettere anche con il bridge per non sentirmi prigioniero delle mie passioni". 

Negli anni successivi, ancora film importanti e impegnati ma anche “blockbuster” come “Linea di Sangue” (1979), “I demoni” (1988), un ruolo comico in “Top Secret!” del 1984, “Il 13esimo guerriero” (1999), “Monsieur Ibrahim” (2003) di Francois Dupeyron, che gli vale il Leone d’Oro alla carriera a Venezia. Sterminata anche la filmografia televisiva. Tra le sue ultime apparizioni, un cameo muto nei panni di se stesso nel film di Valeria Bruni Tedeschi nel film “Un castello in Italia” (2013).

Scritto da Piero Cinelli
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