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Addio a Tonino Guerra, grandissimo sceneggiatore e poeta!

Attualità

21/03/2012

E’ morto questa mattina, 21 marzo, nel giorno della poesia e della primavera, Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore romagnolo collaboratore di tanti grandi registi, da Federico Fellini a Michelangelo Antonioni, da Francesco Rosi ai fratelli Taviani. Nato nel 1920, aveva da poco compiuto (il 16 marzo) 92 anni. Da qualche tempo, avendo sentito che la fine si avvicinava, aveva scelto di tornare a vivere nella natia Santarcangelo, lasciando la casa-museo di Pennabilli - sede dell'associazione a lui intitolata - nella quale aveva vissuto dagli anni Ottanta. Ammalato da qualche mese, Guerra si era aggravato nelle ultime settimane ed era stato ricoverato a Rimini per accertamenti, ma i sanitari lo avevano rimandato a casa. Accanto a lui nell'ora del trapasso, anche il figlio Andrea Guerra, noto musicista. “Alle 8.30 della mattina del 21 marzo 2012, in Piazza Ganganelli, a Santarcangelo, nella casa di Tonino Guerra è entrato il silenzio”, hanno comunicato la moglie Lora e il figlio Andrea.

Tra le collaborazioni più feconde quelle con Michelangelo Antonioni (con cui ha realizzato «L'avventura», «L'eclisse», «La notte», «Deserto Rosso», «Blow-up», «Zabriskie Point», «Al di là delle nuvole», quest'ultimo anche con Wim Wenders) e Federico Fellini (con cui ha firmato «Amarcord», «E la nave va» e «Ginger e Fred») ma anche con Andrej Tarkovskij, Francesco Rosi, Luchino Visconti, Theo Angelopoulos, i fratelli Taviani, Marco Bellocchio, Vittorio De Sica, Jose Marìa Sánchez, Elio Petri, Giuseppe De Santis, Mario Monicelli.

Maestro elementare, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale venne deportato in Germania e internato in un campo di concentramento a Troisdorf. «Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo», raccontava sull'origine della sua vena poetica. Dopo la Liberazione si era laureato in pedagogia presso l'Università di Urbino (1946), con una tesi orale sulla poesia dialettale. Fece leggere i suoi componimenti a Carlo Bo. Ottenuti riscontri positivi, decise di pubblicarli, a sue spese. La raccolta s'intitolava «I scarabocc» (Gli scarabocchi) e Bo ne firmò la prefazione. Diventò membro di un gruppo di poeti, «E circal de giudeizi» (Il circolo della saggezza), di cui facevano parte anche Raffaello Baldini e Nino Pedretti.

Negli anni 80 tornò in Romagna, dove, oltre a continuare la sua produzione poetica, si diede all'architettura del paesaggio, disegnando fontane, piazze e scalinate per i paesi della sua terra. Si dedicò anche alla pittura e alla creazione di installazioni artistiche da lui ribattezzate «I luoghi dell'anima», tra i quali L'Orto dei frutti dimenticati, Il Rifugio delle Madonne abbandonate, La Strada delle meridiane, Il Santuario dei pensieri, L'Angelo coi baffi, Il Giardino pietrificato, L'albero della memoria. Lascia una produzione culturale sconfinata che ha profondamente inciso nella cultura del nostro Paese.

Fonte: Ansa e Corriere.it

Scritto da Nicoletta Gemmi
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