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ACAB: La Nostra Guerra Civile Quotidiana!

Attualità, Interviste

23/01/2012

Debutto nella regia di Stefano Sollima, noto per avere diretto la notevolissima serie tv Romanzo Criminale, ACAB – All Cops Are Bastards, è una pellicola dura, violenta, che va diretta al cuore dell’odio senza cercare facili scorciatoie o giustificazioni. Un film non semplice da realizzare perché ci voleva pochissimo a scivolare da una parte o dall’altra della barricata. Dato che sono principalmente tre del Reparto Mobile del corpo di Polizia della Celere i protagonisti e si poteva rischiare di cercare di trovare una ‘assoluzione’ per questi violenti e bastardi personaggi. Ma non è affatto così... ACAB, ti presenta i fatti, quindi non si tratta di giustificare, ma di mettere un attimo da parte i pregiudizi e cercare di entrare anche nelle misere esistenze di questi ‘Servitori della Stato’. Perché loro così si sentono e ne sono convinti fino nel profondo delle loro anime. Tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini, giornalista di Republica, come ha sottolineato Giancarlo De Cataldo: “L’odio non ha spiegazioni, e ha un solo modo di manifestarsi: il contagio”.

Cobra (Pierfrancesco Favino), Negro (Filippo Nigro), Mazinga (Marco Giallini) e il più giovane Carletto (Daniele Diele) hanno quotidianamente a che fare con spacciatori, delinquenza minorile, presidi negli stadi con ultrà scatenati, clandestini, sfratti, miseria... La violenza è il loro pane quotidiano. Sono fisicamente ed intellettualmente allenati a menare e le prendono pure... Si chiamano ‘fratelli’ fra di loro perché senza il gruppo non esisterebbero. Un fratello non si tradisce mai, nemmeno quando sbaglia. Quella è la loro famiglia, l’unica realtà che vivono ed è la loro identità. La verità non è un valore, nemmeno quella di un fatto inequivocabile, quindi va nascosta, mutata, cambiata. L’importante è che nessuno dei fratelli subisca delle conseguenze. Quindi ACAB è tutt’altro che un film pro-celere ma, rimanendo fondamentalmente un formidabile e registicamente ottimo action, ti fa anche riflettere su che cosa faresti tu se ti ritroveresti con uno scudo di plexiglass in mano e una furia di gente che ti corre incontro per massacrarti?!

Abbiamo detto che si sentono ‘Servitori dello Stato’ ma quando di questo ‘Stato’ hanno bisogno - per dimostrare o far valere anche i loro diritti – questo non esiste, non li prende nemmeno in considerazione. ACAB riesce pienamente a districarsi in un reticolo di pregiudizi atavici ma anche veri.

Intanto il Reparto della Celere è un discorso a parte dalla Polizia (ma non possiamo di certo sviluppare il discorso ora) e poi visto come con il passare degli anni sono mutati i tempi, è giusto, mantenere delle riserve ma anche osservare la disperata esistenza di questi uomini. Perché vivere nella violenza non può che portare disperazione.

Eccezionalmente interpretato da Favino, Giallini, Diele e Nigro, come pure da tutti gli altri, il regista Sollima afferma: “ACAB è un film di genere, una pellicola fatta pensando ai polizieschi anni ’70. Poi, occorre tenere presente, che è tratto da un libro e noi abbiamo cercato di essere il più fedele possibile al testo perché ci è piaciuto moltissimo. Come sapete All Cops Are Bastards è un refrain nato proprio negli anni ’70, un motivo creato dagli skin in quel periodo facendolo diventare un richiamo universale alla guerra nelle città, nelle strade. Quindi l’iconografia legata al periodo del Fascismo, lo sport come allenamento fondamentale - soprattutto il rugby che è gioco di squadra -, il curare il fisico quotidianamente è tutto rimasto perché fa parte del loro essere. I tempi però sono molto cambiati e quando siamo andati ad intervistare alcuni membri della Celere ci siamo resi conto che non è più tutto bianco o nero. E questo penso che nel film sia ben evidente come, è sempre ben evidente, che è attraverso la fisicità che questi uomini sfogano la loro aggressività”.

“In effetti – interviene Favino – la nostra preparazione come attori è stata molto fisica. Abbiamo fatto molte partite di rugby, ci siamo allenati molto e, proprio attraverso questo aspetto ho cominciato a pormi delle domande. Perché anche se era finzione, vi assicuro che avere un manganello in mano e dovere menare della gente o, viceversa, essere aggredito ti fa riflettere su come si sta da una parte e dall’altra della barricata. Quello che posso solo dire ora è, che ne so un po’ di più. Prima ero pieno di preconcetti che, non sono svaniti, ma attualmente ho ulteriori strumenti per affrontare l’argomento dopo che ho girato questo film”.

“Io avevo moltissimi pregiudizi – afferma Filippo Nigro – soprattutto perché ho sempre visto la loro violenza legalizzata e questo non è comprensibile e tollerabile. Diciamo però che il gruppo che noi interpretiamo sono dei celerini che hanno fatto parte anche del  G8 di Genova, hanno vissuto la morte di Filippo Raciti e di Gabriele Sandri e, tutti questi eventi influiscono sul modo di vederli. Ed è altrettanto vero che anche se tu sei solo un attore quindi simuli un’aggressione questo non ti impedisce di capire perché per andare avanti hanno bisogno di stare in gruppo. Un modo per cercare di attenuare la paura e trovare motivazioni a quello che fanno”. Il grandissimo Marco Giallini aggiunge brevemente: “Sono d’accordo con i miei colleghi. Aggiungo solo che ACAB è stato un film duro da girare e sono contento di non avere avuto mai troppi pregiudizi sulla Celere perché per fortuna non ho mai avuto a che fare con loro. Con la Polizia sì, ma questa è un’altra storia...”.

“Molti mi hanno chiesto – dice Sollima – se ci siamo posti il problema della morale, della moralità degli atti che compiono i protagonisti. Ma l’odio fa parte della società nella quale viviamo, tutti i giorni, basta camminare per strada e te ne rendi conto. Perché allora quello che scende con il crick in mano perché secondo lui gli hai fatto uno sgarbo guidando, come lo dobbiamo giudicare?”.

“A proposito di morale – dice Bonini, l’autore del libro – è chiaro che mentre scrivevo il libro mi sono posto questa questione. Però vi assicuro che il mio primo obiettivo era di non raccontare una storia manichea e, ad un certo punto, della morale me ne sono liberato. Non ci ho voluto pensare perché se no non ti senti libero e non racconti mai niente, rimani bloccato.”

“Mi permetto a questo proposito – conclude Favino – che è morale quando qualcuno ti espone dei fatti, ti racconta come sono andati. Il vero problema è il moralismo, ovvero dare già un giudizio su quello che vedi che, in questo caso poteva essere di mostrare i celerini tutti violenti e picchiatori, per poi salvare noi – gente perbene - e farci credere che no, noi non siamo così, e non lo saremo mai”.

ACAB – All Cops Are Bastards arriverà nei nostri cinema venerdì 27 gennaio 2012, in 300 copie, distribuito da 01 Distribution.

Vi ricordiamo che ACAB è diventato un vero e proprio fenomeno che va ben al di là del film di Sollima (nell'ultima foto a sinistra). Intanto Pierfrancesco Favino e Carlo Bonini dal 16 gennaio hanno una striscia quotidiana su Rai Radio 2, dal lunedì al venerdì, alle ore 19.50, molto interessante, dal titolo: 'Acab, la polveriera'.

Terminiamo segnalandovi la colonna sonora del film che è da urlo a cominciare con Seven Nation Army degli The White Stripes che apre il film. Continuando con: Club Foot dei Kasabian; Police On My Back dei Clash; New Dawn Fades dei Joy Division; Snow dei The Chemichal Brothers; All Cops Are Bastard (A.C.A.B.) dei Mallnatt più la colonna sonora supervisionata dai Mokadelic.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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