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A tu per tu con Benicio Del Toro e Emily Blunt per Wolfman

Attualità, Interviste

27/01/2010

Incontrare Benicio Del Toro è una vera esperienza. Cinefilo incredibile, appassionato di storia del cinema del passato ma anche molto attento al presente, chiacchierare con lui è un arricchimento sotto tutti i punti di vista. Emily Blunt da parte sua non ha niente di meno, bellezza sofisticata, altissima, magrissima, splendida nella sua semplicità in un vestito di Stella McCartney che la rendeva una Dea. Sono loro, insieme al mito vivente Anthony Hopkins e a Hugo Weaving, i protagonisti di Wolfman in uscita in 400 copie per Universal  Pictures il 19 febbraio. Remake del classico L’uomo lupo interpretato da Lon Chaney Jr. nel 1941, Wolfman diretto da Joe Johnston (dopo una lavorazione piuttosto tribolata, inizialmente era stato ingaggiato un altro regista che si è ritirato a poche settimane dall’inizio delle riprese) è un classico rivisitato assolutamente riuscito grazie anche a numeri uno come Rick Baker creatore del make up per la trasformazione di Del Toro, gli stupefacenti costumi di Milena Canonero, la scenografia abbagliante di Rick Heinrichs e le musiche di Danny Elfman. Del Toro che cosa l’ha attratta di questo progetto tanto da volerlo interpretare e produrre? “Principalmente perché fin da quando ero ragazzino sono un fan dei film horror degli anni ’40 prodotti a Hollywood. L’idea nasce proprio dal volere rendere omaggio all’originale. Una storia fantastica che però ha  moltissimi elementi di realtà. L’uomo nel film diventa lupo come se avesse una dipendenza. Non è tanto la bestia che cova dentro ognuno di noi che mi ha attratto, che pure mi sembra un argomento interessante. Ma essenzialmente il rappresentare l’incontrollabile che si cela in ogni essere umano, come una malattia, una dipendenza. Un qualcosa che trascende ogni tuo controllo e non ti permette di essere ‘umano’ nella tua esistenza. Inoltre trovo che Lon Chaney jr., suo padre, Boris Karloff, Bela Lugosi siano stati i più grandi interpreti per questo genere di film della storia del cinema. Quindi potermi confrontare, ‘sfidare’ con un ‘mostro’ come Chaney era una opportunità che non avrei perso per nessun motivo al mondo”. Cosa prova verso Lawrence Talbot? “Una grande empatia, perché come dicevo prima ho sempre amato il genere horror di quegli anni e ho sempre fatto il tifo per i ‘mostri’. Sono sempre stati degli incompresi, la gente li odiava, non li capiva e io li amavo proprio per questo. Quando ero piccolo giocavo con i miei cugini e mio fratello con i dinosauri o i rettili. Poi crescendo abbiamo cominciato a vedere film, allora in Super 8 proiettati sul muro, come La sposa di Frankenstein o Dracula con Bela Lugosi e rimanevo a bocca aperta. Mi affascinava il mistero, l’ambiguità che stava dietro a questi esseri che avevano sempre dei lati umani ma erano sopraffatti dalla loro genetica che li rendeva mostri agli occhi degli spettatori. Non avevo mai paura di loro. Crescendo ho capito il perché, li vedevamo muti, non c’era il sonoro. Quando mi è capitato di vedere Bela Lugosi in Dracula in Tv ne sono uscito terrorizzato ed eccitato”. Avete apportato molte modifiche alla sceneggiatura rispetto all’originale? “Abbastanza. Gli sceneggiatori di Wolfman Andrew Kevin Walker e David Self hanno reso Lawrence molto meno vittima rispetto al film con Chaney. Io interpreto un uomo che cerca di interpretare il suo destino, di capirlo. Voglio sapere perché mio fratello è morto, perché non riesco a relazionarmi con mio padre dopo il suicidio di mia madre e perché amo - alla follia - l’ex- fidanzata di mio fratello. Questi aspetti erano più subliminali nel film originale. Questo ovviamente ha anche modificato la mia interpretazione”. Parlando con lei si capisce immediatamente che lei è un cinefilo appassionato e soprattutto molto colto. Cosa le piace vedere, di oggi e di ieri, e quali attori ammira? “Non saprei da dove partire vedo veramente tutto. Posso rispondervi che essendo a Roma non posso non pensare a Marcello Mastroianni che è uno dei miei attori preferiti di tutti i tempi, come adoro Paolo Sorrentino o Matteo Garrone. Ma l’altro giorno mi sono rivisto ‘Come era verde la mia valle’ di John Ford ed è una meraviglia, che capolavoro di film. Se non lo avete visto recuperatelo immediatamente. Tra i favoriti del momento ho apprezzato moltissimo Il nastro bianco di Michael Haneke, District 9, The Hurt Locker. E come attori direi Daniel Day-Lewis, Sean Penn, Philip Seymour Hoffman e Jeff Bridges. Ma potrei andare avanti per ore. Hollywood è un posto che amo e che non amo, ma credo sia ancora in grado di fare degli ottimi film. Soprattutto quando i registi, come Steven Soderbergh, riescono a variare da blockbuster a film indipendenti sempre rimanendo dentro gli Studios”.
Mentre Emily Blunt che cosa ha adorato della sua Gwen Conliffe?
“Che non è la damigella indifesa e stereotipata che temevo che fosse. Gwen è una donna che sa amare e che vuole salvare la persona che ama, come fanno sempre - o molto spesso - le donne. Una donna affascinata dal mistero, dall’ambiguità, dal lato oscuro che ci portiamo dentro, senza per questo arrivare ad amare una bestia. Quando mi avvicino ad un personaggio cerco sempre il lato meno evidente di quest’ultimo. Mi interessa capire cosa succede veramente alla mia protagonista dato che nessuno di noi si conosce mai a sufficienza. Mi piacciono i ruoli che mi sorprendono, quelli dove puoi scavare dentro e tirare fuori tanto del non detto di quella persona”. Come vi spiegate la moda, chiamiamola così - a iniziare dal fenomeno Twilight - che attira la gente, gli spettatori verso pellicole che hanno per protagonisti vampiri, licantropi, mummie, zombie… “Penso - afferma Del Toro - che fino a quando non scopriremo che cosa succede dopo la morte questi film saranno sempre una grande attrattiva per ogni essere umano. Il mistero che si portano dentro sono una possibilità per credere in loro ed emozionarci. Perché tutti questi cosiddetti mostri partono dall’essere prima di tutto un essere umano, al quale è successo qualcosa di inspiegabile, e questo non può non affascinare noi uomini e donne mortali. E poi per alcune di queste pellicole c’è il dilemma della grande, immensa, devastante, storia d’amore impossibile, vedi Dracula, davanti alla quale se non ti commuovi sei tu - spettatore - il vero mostro”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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