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A qualcuno piace Marilyn, parla Leonardo Pieraccioni

Conferenze stampa, Interviste, Personaggi

15/12/2009

Arriverà nelle sale italiane questo venerdì 18 dicembre la nuova commedia di Leonardo Pieraccioni intitolata Io & Marilyn, distribuisce Medusa Film in 650 copie con 50 di queste in digitale. Il quarantaquattrenne attore e regista toscano cambia registro. Il film rimane sempre molto comico ma l’aspetto fantasy, la malinconia, la tenerezza, le famiglie allargate sono generi e temi che – a volte – prendono il sopravvento sulla risata. Niente tristezze, sia chiaro, ma più riflessione. Poi le gag, le battute alla Pieraccioni che come dice sempre ‘ha la sindrome del cabarettista e deve fare ridere ogni dieci secondi’ rimangono inalterate. Anche la squadra di attori è più o meno sempre quella anche perché ci dice Pieraccioni: “Quando fai un film è come andare in campeggio con una tenda canadese e quindi è meglio trovarsi bene con quelli che vivono insieme a te”. Soggetto di Giovanni Veronesi che ha anche collaborato, come sempre, alla sceneggiatura il film è la storia di Gualtiero Marchesi (Pieraccioni) uno che si occupa di manutenzione di  piscine, che è stato lasciato dalla moglie per un domatore di circo (un bravissimo e quasi irriconoscibile Biagio Izzo), che ha una figlia adolescente e due amici gay, interpretati da Luca Laurenti e Massimo Ceccherini. Fino a quando una sera, durante una seduta spiritica decidono di chiamare lo spirito di Marilyn Monroe. E questa arriva, in tutta la sua bellezza (impersonata dalla imbarazzante sosia per quanto sia uguale, Suzie Kennedy), con il mitico vestito bianco di Quando la moglie è in vacanza, che in carne da fantasma si piazza nella vita di Gualtiero. Il suo obiettivo è aiutarlo a non sentirsi così solo e, soprattutto, nel provare a riconquistare la moglie. Insomma un po’ come Humphrey Bogart dispensava consigli a Woody Allen in Provaci ancora Sam.

Pieraccioni, Io & Marilyn rimane una commedia ma è anche un film con momenti malinconici dove si parla tanto anche dell’aldilà. Come mai ha voluto inserire l’elemento del fantasma, di una persona che non c’è più ma che aiuta il protagonista nei suoi momenti più duri? Io penso che ognuno è il film che fa in quel momento. Questo è un film che parla anche di gente, persone alle quali il personaggio ha voluto bene e che non ci sono più. O perché sono morte, o perché l’hanno lasciato. E quello che sento io, senza volermi invischiare in discorsi religiosi o particolarmente filosofici, è che le persone che non ci sono più – ma che tu hai amato e che ti hanno amato – rimarranno sempre con te, non moriranno mai. Rimangono nel tuo cuore e nella tua mente. A febbraio compirò 45 anni e questo ha un significato. Mi sento più fragile, più sentimentale, malinconico ma non triste. Ho delle micro-malinconie per amori perduti ma ho provato una immensa felicità a fare il padre - anche se solo per finzione dato che non lo sono nella vita – solo che mentre giravo credevo veramente di avere una figlia adolescente, ed è una sensazione bellissima. E poi c’è un grande amore per Firenze che è per me la città più bella del mondo, dalla quale sono andato via, ma nella quale ritorno appena posso. Portare poi quella che per me è la donna più bella del mondo, ovvero Marilyn Monroe, nella mia città è stato realizzare un sogno. Il tempo passa, le cose cambiano e, chiaramente, cambia anche il tuo modo di raccontarle. Direi che Io & Marilyn è un film tenero, romantico. E’ un film felice, magari non comicissimo, ma fondamentalmente sereno.

 

Perché il suo personaggio lo ha chiamato Gualtiero Marchesi come il cuoco e ad ogni battuta sottolinea che lei si chiama così ma non è il Marchesi famoso in tutto il mondo per la sua cucina? In realtà quando abbiamo scritto la sceneggiatura il nome ci è venuto spontaneo a me e Veronesi. Poi ci  è sorto il dubbio che lui si potesse arrabbiare o offendere perché non gli abbiamo chiesto alcun permesso. E così l’ho chiamato. Lui è stato molto gentile mi ha detto che non c’erano problemi ma io l’ho fregato… anche perché ho mentito dicendo che se lui non era d’accordo il personaggio lo avremmo chiamato Gianfranco Vissani!

E chi è questa Marilyn Monroe ovvero Suzie Kennedy? Non la si può nemmeno definire una sosia di Marilyn è veramente un clone, una rivisitazione della stessa Marilyn perché è pressoché identica. Nel film non fa mai delle imitazioni ma delle interpretazioni speciali e ve lo assicuro anche perché dopo che ho girato il film mi sono andato a rivedere alcuni film della Monroe e mi sono accorto del transfert che questa donna ha fatto. Transfert che lei vive anche nella vita, una volta le ho detto che avremmo girato tutto il film a Firenze e lei mi ha risposto: “Che bello. Marilyn Monroe non è mai stata a Firenze. E adesso ci verrà”. Un’altra volta, una sera a mezzanotte, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Questo film a Marilyn sarebbe piaciuto tanto”. Io le ho risposto: “Ma sei sicura?”. E lei: “Certo te lo dico io”. Non so se lei ci parla veramente con Marilyn Monroe o come viva questa cosa ma è piuttosto bizzarra da vedere e sentire. E poi la cosa più bella è che l’ho trovata nella maniera più tecnologica e semplice possibile ovvero digitando su Google ‘sosia Marilyn Monroe’ e il primo nome che è uscito è il suo: Suzie Kennedy. Attenzione anche al cognome che è tutto un programma, anche perché non si tratta di un nome d’arte. E la cosa più bizzarra è che Marilyn Monroe che ha fatto tante cose straordinarie nella vita, ma dal punto di vista sentimentale la sua esistenza è stata disastrosa, funge da Cyrano de Bergerac per me che voglio riconquistare la mia ex-moglie. Mi piaceva l’idea di mostrare della grande diva il lato gioioso. L’aspetto di Marilyn che conosciamo tutti e che ci mette un sorriso sulle labbra ogni volta che la rivediamo, mentre ho tralasciato le sue paturnie e le sue malinconie.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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