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A Dangerous Method, Cronenberg incontra la psicanalisi

Attualità

29/09/2011

Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, Zurigo e Vienna sono lo scenario di una torbida storia di avvincenti scoperte in nuovi territori della sessualità e dell’intelletto. Ispirato a fatti realmente accaduti, A Dangerous Method getta lo sguardo sulla turbolenta relazione fra il giovane psichiatra Carl Gustav Jung, il suo mentore Sigmund Freud e Sabina Spielrein, la bella e tormentata giovane donna che viene a interporsi tra loro. Nell’intreccio è coinvolto anche Otto Gross, un paziente incline alla depravazione e determinato a spingersi ben oltre i confini della morale comune. In questa esplorazione della sensualità, l’ambizione e l’inganno preparano la scena per il momento cruciale in cui Jung, Freud e Sabina si incontrano e si separano, cambiando per sempre il corso del pensiero moderno.

Dopo tanta attesa il grande giorno è finalmente arrivato, domani A Dangerous Method, nuova fatica di David Cronenberg sarà nelle sale italiane. Acclamato durante la Mostra del cinema di Venezia da poco conclusa, ha scatenato anche una fitta quantità di dibattiti per la storia che viene raccontata. Storia che trova radici negli anni novanta, quando lo sceneggiatore Chris Hampton mette a punto la sceneggiatura. Si è documentato a lungo sulla relazione tra Jung, Freud e Sabina, visitando anche l’ospedale Burghölzli di Zurigo, dove ha letto le cartelle cliniche relative al caso Spielrein. “Erano pionieri, e la psicanalisi era un’idea rivoluzionaria. Ha scoperto tanti scheletri nell’armadio e rivelato molti tabù -ha dichiarato - Alla fine del diciannovesimo secolo hanno visto la luce grandi correnti di nuove idee che hanno dato vita ad una concezione completamente nuova della società.” Prima di approdare al cinema, la sceneggiatura ha dato vita ad un testo teatrale, The Talking cure, andato in scena al National Theatre di Londra (Ralph Fiennes era Jung). Quando lo script è poi finito nelle mani di Cronenberg, il regista lo ha sottoposto all’amico Jeremy Thomas. Il resto è storia.

“Ho cercato di fare un film elegante che parlasse di abissi emozionali – dice Cronenberg – ma che non perdesse la capacità di sedurre lo spettatore. Mi hanno stimolato alcuni insoliti dettagli intimi della vicenda, che sono illuminanti per comprendere i tre protagonisti, e che restituiscono il senso di un viluppo di legami intellettuali e carnali capaci al tempo stesso di intrappolare e liberare le loro coscienze”. Il cast composto da Michael Fassbender, trionfatore a Venezia, Viggo Mortensen, Keira Knightley e Vincent Cassell, è stato fortemente voluto dal regista. A Fassbender in particolare premeva essere diretto dal maestro su sceneggiatura di Hampton. Stesso entusiasmo anche per la Knightley, mentre Mortensen è ormai alla terza collaborazione con Cronenberg. L’attore si è preparato al ruolo visitando l’abitazione in cui è nato Freud, le sue case di Vienna e Londra, il Burghölzli, e studiando foto e materiale filmato per assumere il suo aspetto e i suoi modi di fare individuando anche la marca di sigari che Freud fumava (Mortensen è noto per la precisione con cui approfondisce ogni suo ruolo). La pellicola punta molto sulle differenze tra i due protagonisti, sia nella vita privata che in quella professionale. "Freud diceva non dobbiamo necessariamente curare le persone- spiega Mortensen - L’obiettivo è ascoltare e capire, per aiutare loro a capire perché fanno certe cose, perché provano certe cose, perché le cose stanno come stanno, e aiutarli così ad accettare la situazione. Nelle sue lettere a Jung il livello intellettuale del discorso è sempre molto alto, ma nella conversazione diretta i suoi modi erano molto più affabili e spiritosi. Jung è un uomo molto intelligente, ma molto diverso da Freud”. Gli fa eco Fassbender: “Jung era più aperto ad esperienze nuove, mentre Freud era molto fermo su una sola forma di psicologia: l’idea che tutte le nevrosi hanno un’origine essenzialmente sessuale. Io credo che Jung non fosse del tutto d’accordo con questa ipotesi, che non la ritenesse così esclusiva”.

Le riprese si sono svolte in esterni a Colonia, Bodensee e Vienna in otto settimane. Per gli interni è stato scelto il Burghölzli, e gli MMC Studios a Colonia. Ne sentiremo parlare durante i prossimi premi Oscar? Probabile. Di sicuro la presenza del vincitore della Coppa Volpi Fassbender è un buon incentivo. Non ci resta che attendere la risposta del botteghino.

 

 

Scritto da Manuela Blonna
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