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A colloquio con Daniele Luchetti – Unico italiano in concorso a Cannes

Attualità, Interviste

16/04/2010


Daniele Luchetti
è apparentemente calmo, sempre gentilissimo e chiaramente di buon umore, anche se lucido e giustamente critico su alcuni punti. Il fatto positivo è che il suo nuovo film La nostra vita è stato scelto in concorso al prossimo Festival di Cannes (12/23 maggio), la punta di critica sta nel fatto che essere l’unico regista italiano in competizione è il segnale che il nostro cinema non gode di ottima salute.

Daniele Luchetti, una bella sorpresa il fatto che il suo film La nostra vita sia stato preso in competizione al 63° Festival di Cannes o eravate preparati?
No devo dire che non si è saputo veramente nulla fino all’ultimo ma il fatto di non avere avuto neanche un no mi ha fatto rimanere fiducioso, perché in genere a Cannes se non gli interessa ti arriva una risposta negativa piuttosto alla svelta. Quindi è stata una graditissima e bellissima sorpresa.

Cosa ci può raccontare di La nostra vita?
Il film racconta il lutto di un giovane padre che perde la moglie con la nascita del terzo figlio e sostanzialmente l’idea principale era quella di mettere di fronte un personaggio di un paese, il nostro Paese, che ha rimosso completamente l’idea di morte – la gestione del lutto, la gestione del dolore – dimostrando che questo giovane uomo non ha più strumenti per gestire la situazione e i suoi sentimenti. In Italia, come in molti altri Paesi occidentali, abbiamo rimosso l’idea della morte pensando che questo ci renda più lieti durante la nostra vita per poi arrivare ad essere completamente spaesati nel momento in cui questa cosa accade. Questo atteggiamento ci provoca una grande paura del decesso e una completa incapacità di gestire il dolore che ne consegue, tutto questo come se il trapasso non fosse una cosa naturale ma un fatto da tenere nascosto, del quale non bisogna nemmeno parlare. E così il mio protagonista a cui capita questa tragedia così atroce e lui è così giovane non sa come reagire a nulla. Sfoga la sua rabbia, il suo dolore, in un attimo, e poi, sposta la sua attenzione su un possibile risarcimento per quello che gli è successo con l’obiettivo di fare denaro, accumulare soldi, per i suoi figli e per sé stesso con la compensazione di avere molte cose, oggetti... riempie il vuoto con gli acquisti. Ma essendo lui un giovane operaio edile, senza idee particolarmente brillanti, creative o spirito di iniziativa, diciamo che è un lavoratore piuttosto fermo nella sua mansione così cerca di guadagnare dei soldi attraverso quelle scorciatoie che tanti italiani usano nelle piccole disonestà di tutti i giorni. Fa soldi attraverso lo sfruttamento altrui, piccoli/grandi imbrogli e quindi il film racconta non solo il clima emotivo di questo Paese ma anche certe attitudini economiche che conosciamo bene. Se tu non sei felice senza denaro, devi ottenerlo ad ogni costo. Questa è per certi versi la morale di fondo del mio film che rispecchia, a mio avviso, quella del nostro Paese al giorno d’oggi.

La sceneggiatura è stata scritta da lei?
Sì è mia insieme all’aiuto di due pesi massimi come Stefano Rulli e Sandro Petraglia.

Gli attori. Continua il suo sodalizio con Elio Germano che è il protagonista mentre gli altri sono...
Sì come dite giustamente voi è proprio un amore con Elio, ci troviamo benissimo a lavorare insieme quindi dopo Mio fratello è figlio unico torna protagonista di La nostra vita. Sua moglie è Isabella Ragonese e poi c’è la sua famiglia di origine che sono due fratelli, il maggiore è interpretato da Raoul Bova e la sorella è Stefania Montorsi. I due fratelli sono quelli che lo appoggiano all’inizio della disgrazia, che lo aiutano materialmente per tenere i figli, insomma che gli danno una mano per ricominciare a vivere, oltre ad un sostegno economico quando ne ha bisogno. E poi c’è lo spacciatore del quartiere che è Luca Zingaretti – il film è stato girato nella periferia di Roma – che è un amico del protagonista e abita nel suo stesso palazzo, anche lui gli presta del denaro e poi c’è Giorgio Colangeli che è invece un imprenditore abbastanza importante, colui che distribuisce gli appalti e i subappalti. Un grande maneggione, praticone, tecnici che sovraintendono la costruzione di interi quartieri. E che ovviamente avrà una influenza importante sul personaggio di Elio. E poi c’è un cast di stranieri dato che oramai il lavoro dell’edilizia viene fatto con operai extracomunitari, quindi ho preso attori rumeni, africani e di altre nazionalità.

Luchetti come si sente ad essere l’unico italiano in competizione a Cannes? Anche se non è la prima volta per lei dato che partecipò con Il Portaborse e due volte nella sezione Un Certain Regard con il suo primo film Domani accadrà e con Mio fratello è figlio unico.
Sono felice e rammaricato. Rammaricato perché noi in Italia produciamo pochi film e di conseguenza il fatto di produrre pochi film porta ad avere pochi film ai Festival. Non è un vanto essere l’unico italiano, è una cosa su cui riflettere. Perché probabilmente se producessimo il doppio di film aumenterebbero le possibilità di avere prodotti adatti a certe manifestazioni: come i Festival, gli Oscar, o anche semplicemente per il nostro pubblico. Un pubblico che non vuole solo cose meramente commerciali. Se un tempo producevamo circa 400 film l’anno oggi siamo ridotti a 60 o giù di lì, è chiaro che diminuisce la produzione di film più rischiosi, originali, personali, rigorosi. Penso che noi facciamo pochi film mentre il nostro pubblico potrebbe assorbirne molto di più. Purtroppo ci sono pochi soldi a disposizione e questo è un grande problema. Il pubblico vede più film, soprattutto perché li scarica da Internet o li vede in televisione, ma tutto questo non si è riuscito a trasformare in entrate per il cinema. Quindi il prodotto in Italia è sottodimensionato e la dimostrazione è il fatto che quando esce un buon film quel film va bene.

Cosa pensa della competizione di Cannes? Dei suoi colleghi e concorrenti?
Ma mi sembra come sempre ottima, in particolare io amo Kitano, Inarritu, Godard che è fuori concorso. Mi dispiace che non ci siano né Susanne Bier, Terrence Malick perché sono due fuori classe e sarebbe stato molto bello potere vedere i loro film e incontrarli. Detto questo mi sembra che il materiale di qualità non manchi, anche perché è chiaro che io vado a Cannes con il mio film ma una volta che sono lì cerco di vedermi tutto quello che posso. Adoro conoscere gli altri autori e partecipare anche alla loro emozione, anche perché diciamo la verità, anche per i grandi autori l’emozione è sempre la stessa. Magari c’è chi riesce a nasconderla di più e chi meno ma si è tutti in fibrillazione su quel palcoscenico meraviglioso che è il Festival di Cannes.

Vi ricordiamo che La nostra vita di Daniele Luchetti uscirà nei cinema italiani il 14 maggio distribuito dalla 01 Distribution.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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