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A colloquio con Alexander Payne, uno dei superfavoriti dei prossimi Oscar!

Attualità, Interviste

25/01/2012

Lui è l'uomo che è riuscito a far piangere George Clooney! E anche tutti noi spettatori. La storia di Matt King, impersonato da Clooney, e della sua famiglia con moglie in coma a causa di un incidente nautico è vita vera portata sullo schermo.

Una storia raccontata visivamente da primi piani, silenzi riflessivi e il solito humour amaro tipico di Alexander Payne, (nella foto) regista che riesce sempre ad arrivare in fondo all’animo dei suoi personaggi (i giornalisti in America hanno sottolineato la  sua “agilità emotiva”). A ritmo di ukulele e affidandosi ad un set di bizzarre camice hawaiane, il regista poggia l’intero film sulle spalle larghe di George Clooney. Non bastano solo le espressioni, la sua è anche una prova fisica: le sequenze più riuscite sono quelle in cui lo vediamo in preda ad un’esplosione emotiva, pronto a scattare e correre tutto scomposto per strada con le infradito ai piedi o ad inseguire il presunto amante della moglie, per poi nascondersi tra i cespugli. The Descedants è tratto dall'omonimo romanzo di Kauai Hart Hemmings.

E bravissimo Alexander Payne, dopo avere vinto due importantissimi Golden Globe come Miglior Film e George Clooney come Migliore Attore Protagonista in un Film Drammatico... Ora, Paradiso Amaro (ma il titolo originale è insuperabile The Descendants) si è guadagnato cinque nomination per l’84° edizione degli Academy Awards  - ovvero gli Oscar – che si terranno il 26 febbraio 2012, pesantissime. Attenzione: Miglior Film; Miglior Regia; Migliore Attore Protagonista sempre al grandissimo George Clooney; Migliore Sceneggiatura Non Originale e Miglior Montaggio.
Che dire... Complimenti!

Incontriamo Alexander Payne a Roma e a proposito delle Nomination ci dice: “Sospettavo di essere nominato, soprattutto dopo avere vinto due Golden Globe, ma non me lo aspettavo. E’ una reazione umana, non aspettarselo. Inoltre inutile dire che sono molto felice e soprattutto onorato di essere in gara con Maestri come Martin Scorsese, Woody Allen e Terrence Malick. Senza togliere nulla agli altri. Vi svelo una cosa che non so se sapete. Prima degli Oscar si fanno dei simposi, ovvero degli incontri con il pubblico. I nove registi candidati come Miglior Film devono tenere due meeting, uno voluto dall’Associazione dei Registi e uno dall’Academy, per parlare del loro lavoro con gli spettatori. Sono sicuro che saremo in sette. Woody Allen e Terrence Malick non verranno. Scommettete? Vi farò sapere...”.

Premi a parte, Paradiso Amaro è una pellicola sul dolore, sulla perdita di una moglie, di una madre e non solo... Sul finire al tappeto e trovare la forza di rialzarsi e continuare a vivere. Può sembrare una di quelle storie viste e riviste ma la dilatazione dei tempi, tipica di Payne, bilancia impeccabilmente crudeltà e speranza e, insieme al suo protagonista, un George Clooney (probabilmente in una delle sue migliori interpretazioni) hanno dato vita ad un’opera memorabile in cui i momenti struggenti diventano reali proprio perché filtrati attraverso un registro agrodolce.

Cosa ha trovato di curioso nella storia di The Descendants?
Mi è piaciuta per la sua stranezza. Insomma non mi era mai capitato di leggere la storia di un uomo che scopre il tradimento della moglie in coma. Mi ha colpito quindi questo forte aspetto emotivo e il fatto che fosse ambientata in un luogo particolarissimo come le Hawaii. Inoltre senza volere sembrare presuntuoso è un film che parla di una perdita e nella vita tutto ruota intorno a questo concetto. Perdiamo tempo, perdiamo le persone che amiamo. E alla fine perdiamo anche le nostre vite. Al cinema la perdita è un tema costante. Ho pensato spesso a “La dolce vita” di Fellini mentre giravo dato che è un magnifico film sulla perdita dell’innocenza. Forse tutti i film parlano della perdita. Ma, detto questo, il mio non è necessariamente un film molto profondo. E', anche, una commedia, una commedia leggera. Che per me si riassume nella scena in cui lui getta le ceneri della moglie nel mare e dice alle figlie: "Bene, E' tutto qui!".

Com'é stato lavorare con George Clooney e perché ha deciso di offrire a lui la parte da protagonista?
Io ho sempre avuto la possibilità – che è una grande fortuna di lavorare con attori che sono delle star nella vita. Così quando i giornalisti hanno saputo che George Clooney sarebbe stato il protagonista di Paradiso Amaro, uno di loro mi ha detto: “Ma perché ha scelto Clooney che nemmeno ce l’ha una famiglia nella vita?”. Capite, si confonde ancora lo status di star con quella di attore. Questa domanda non ha senso. La verità è che io ho sempre voluto lavorare con lui. Anzi, in un primo momento avevo pensato a George per il ruolo del protagonista in Sideways, ma poi ho reputato il personaggio non adatto alle sue doti. Così appena ho iniziato ad adattare il romanzo di Kaui Hart Hemmings, George è stato, per me, l'unica scelta possibile. Mi piaceva vederlo alle prese con un ruolo diverso dai personaggi che è solito interpretare, caldi, ironici, ma forse un po' distaccati. Matt è uno che si risveglia. Supplica in continuazione, prega la moglie in coma di risvegliarsi, ma è lui a rinascere dal punto di vista emotivo. E George, che è un uomo molto intelligente, ha dato subito il suo apporto al ruolo di Matt in termini di vulnerabilità. Lui è inoltre quello che speri che sia. Professionale, positivo, entusiasta, molto talentuoso. Non è uno di quegli attori che segue il ‘metodo’ ed è sempre nel personaggio, anzi lui scherza e interagisce con gli altri membri della troupe. Quando il regista dice “Azione” fa quello che deve fare. Gli dici “Taglia” e torna ad essere se stesso. E questo che mi piace di lui”.

Avere ambientato il film alle Hawaii ha un significato molto pregnante in questa storia. Tanto che il titolo italiano del film è diventato Paradiso amaro. Come si è trovato in quell’ambiente?
Le Hawaii sono stato il motivo principale per il quale ho detto di sì a questo progetto. Sin dall’inizio sapevo che girare lì mi avrebbe emozionato, anche perché non avevo mai visto Honolulu in un film. Mi interessava inserirmi in quella società, anche se gli autoctoni sono molto sospettosi degli outsider e questo l'ho messo ben in evidenza nel film, perché è un aspetto importante, ci sono ancora molte divisioni di classe sociale tra le persone in quell'Arcipelago. Quello che non sappiamo sulle Hawaii è che possono anche essere un posto crudele: la gente muore tutti i giorni... il valore della vita è basso, si muore mentre si nuota o a causa di una escursione dalla quale non torni più. Sono aspetti che, chiaramente, influiscono moltissimo sul tuo stato d’animo e sulle tue sensazioni perché bellezza, vita e morte si mescolano in continuazione. Quelle isole possono essere un posto davvero minaccioso. Eppure girare in quel paradiso ti provoca una sensazione particolare... Le Hawaii sono un posto da un lato estremamente provinciale, chiuso, però il turismo è altissimo quindi dovrebbero essere più cosmopoliti. Soprattutto i giapponesi adorano quelle isole e, invece, chi abita lì continua a tenere un atteggiamento piuttosto chiuso, legato alle loro radici”.

Guardando i suoi film si ha la sensazione che abbiano dei modelli di riferimento ben precisi, in particolare i classici degli anni '70...
Certamente, ma semplicemente perché quelli erano i film migliori! Tranne qualche eccezione, dagli anni '80 in poi il cinema non ha dato prodotti notevoli. Ammetto che forse il mio è un discorso di parte. Ho 50 anni, sono nato nel 1961 ed ero letteralmente ossessionato dal cinema, dove andavo tre volte a settimana con i miei amici. Non sapevamo che quella fosse l'epoca d'oro di Hollywood, per noi erano solo dei film splendidi. Quindi io sono stato segnato inevitabilmente dagli anni '70 e continuo a guardare a quel mondo con ammirazione. Amo anche moltissimo i classici europei perché ho sempre trovato nelle sceneggiature di quei film una ‘umanità’, raramente riscontrabile in altre storie”.

Oggi è arrivata la terribile notizia della scomparsa del regista Theo Angelopoulos, tra l’altro di origine greca come lei, lo ha mai incontrato?Kurosawa diceva sempre: ‘Quando morirò spero che mi colga mentre sto girando un film’. Non è una grande consolazione ma anche Theo stava girando in questi giorni. L’ho incontrato solo una volta in vita mia al Festival del Cinema di Salonicco e l’ho trovato una persona di una gentilezza sconvolgente. Mi ricordo perfettamente che mi disse: “Ho visto i tuoi film, continua a farne. Un giorno vorrei vedere il tuo nome al fianco di quello di Kazan e Cassavetes”.

Se fosse lei a dovere dare l’Oscar come Miglior Film a chi lo darebbe?
“Al film iraniano, Una separazione, straordinario! Gli darei anche l’Oscar per la Migliore Sceneggiatura”.

Paradiso Amaro arriverà nei cinema italiani il 17 febbraio 2012, in 250 copie, distribuito dalla 20th Century Fox.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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