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A Cannes arriva Michael opera prima di Markus Schleinzer

Attualità

14/05/2011

Un film davvero particolare. Un esordio unico. Michael descrive gli ultimi cinque mesi di vita in comune, forzata, tra Wolfgang, dieci anni e Michael, 35 anni.

Ha affermato il regista a proposito del suo film: “In questi ultimi anni mi sono molto interessato al modo in cui si sono affrontati i criminali e la nozione stessa di criminale nel dibattito pubblico. Nella nostra società, e a giusto titolo, non esistono crimini più fortemente e umanamente condannabili di quelli a sfondo sessuale, inflitti sui bambini. Il paradosso è che, di fronte a questo genere di atrocità, alcune persone che per altro si sentono fortemente legate alle nozioni di giustizia e di legalità ritornano volentieri verso un tipo di diritto gigantesco e farebbero di tutto per inviare gli accusati verso la forca. Io stesso non sono immune da questo genere di sentimenti che oltrepassano il mio modo di ragionare. Il problema è che questo tipo di argomenti, così devastanti, sono oramai in mano solo ai giornali scandalistici. Quindi è nata una perversione verso questi fatti davvero riprovevole. Non mi sono rifatto a nessun fatto di cronaca. Ho sentito, però, la necessità di affrontare con un film – per cercare di capirne di più – una storia così dolorosa. L’unica cosa che ho fatto è di avere sottoposto la sceneggiatura alla Dottoressa Heidi Kastner che è una psicologa che si occupa, per i tribunali, di analizzare le persone e i loro comportamenti”.  

“Con un tema come questo - ha continuato Markus Schleinzer – sarebbe stato veramente da stupidi –oltreché particolarmente pericoloso - affidarsi unicamente ad una immaginazione ibrida. Raccontare la convivenza forzata e violenta tra un ragazzino di dieci anni e un uomo di trentacinque presume entrare dentro un universo criminale, un universo che appare idialliaco agli occhi del malato dato che è artificialmente perfetto. In realtà è un incubo. La scommessa era riuscire ad ottenere il giusto punto di vista. Ho trovato dunque molto importante non introdurre alcuna istanza esterna di giudizio, alcuna morale, di non lasciare che le mie convinzioni etiche potessero guidare la vicenda. Ho voluto creare una situazione nella quale sei forzato ad esporti, come davanti ad un pericolo. Dove ciascuno deve esaminare con la massima precisione i suoi sentimenti di fronte a quello che accade. Io credo che tutto questo possa aiutare una società, noi tutti, ad andare più lontano, ad avanzare. Noi misuriamo il degrado dello sviluppo di una società nel modo davanti alla quale questa si pone nei confronti dei crimini... per obbligarci a comprenderli e a riconoscerli, ma per allontanarli da noi, dalle nostre coscienze, dalle nostre esistenze. Ritorniamo sempre a delle formule, cerchiamo ostinatamente una ‘liberazione’ attraverso delle spiegazioni psicologiche”.

Un nuovo Michael Haneke all’orizzonte?!

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Scritto da Nicoletta Gemmi
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