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Draquila, il documentario della Guzzanti su l’Aquila

Attualità

04/05/2010

(ANSA) ROMA - 'Draquila. L'italia che trema' di Sabina Guzzanti passerà il 13 maggio al Festival di Cannes (12-23 maggio) nelle proiezioni speciali e arriverà invece nelle sale italiane già il 7 maggio distribuito dalla Bim. Abbandonati i toni della satira-satira, la Guzzanti sposa quelli del giornalismo d'inchiesta alla Michael Moore, tra l'altro suo grande amico, e va giù dura per sostenere quale grande affare sia stato in certi ambienti il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, un disastro comunque senz'altro provvidenziale per Silvio Berlusconi che proprio in quel momento, fa notare puntualmente il documentario, era in crisi di popolarità. Ma tesi fondamentale del lavoro della Guzzanti il fatto che la protezione civile, condotta da Guido Bertolaso, sia stata una sorta di "braccio armato del governo". Una organizzazione che doveva diventare una sorta di S.p.A. capace di ottenere, come ha fatto grazie a normative straordinarie estranee alle leggi ordinarie, commesse e dunque denaro dovunque fosse possibile. E questo anche da eventi che non hanno nulla di straordinario come appunto i mondiali di nuoto o alcune visite pastorali di Benedetto XVI in alcune città italiane.

Ma la sinistra e il Pd in questo 'Draquila' non ne escono meglio. Si vede all'Aquila una tenda del partito, eternamente vuota, dove stazionano solo alcune sedie e un panino appena morso. E anche alcuni aderenti al Pd che, sconsolati al microfono, dicono come sia impossibile fare opposizione. Il documentario parte con due gaffe: quella di Marcello dell'Utri che in una intervista si fa sfuggire "sono mafioso" e quella recente di Berlusconi che afferma come abbia speso "200 milioni di euro per giudice e avvocati". Poi arrivano tutta una serie di interviste ad abitanti dell'Aquila tra cui, molte, del tutto positive nei confronti del premier che ha dato loro una casa con tanto di spumante nel frigorifero. Tra gli aspetti in cui si dilunga il documentario è l'isolamento dei campi di accoglienza allestiti dalla protezione civile in Abruzzo dove ci sono sì i televisori, ma arrivano poi anche ordinanze punitive quanto inspiegabili come non si può bere né caffé né Coca cola. E soprattutto, come si vede nel filmato, non si può comunicare più di tanto con l'esterno.

Nel documentario parlano invece di malaffare e politica magistrati come Antonio Ingroia, che torna sui ventilati finanziamenti mafiosi per la costruzione di Milano 2, vera svolta economica del giovane Berlusconi imprenditore. Una cosa ribadita da Massimo Ciancimino a cui l'avrebbe rivelata il padre Vito. In un documentario che all'80 per cento è composto da tutta una serie di interviste fatte in prima persona dalla stessa Sabina Guzzanti, ci sono poi le dichiarazioni su corruzione e politica del magistrato Vincenzo Macrì e ancora quelle di Enzo Boschi, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Un po' come è stato per 'Il caimano' di Nanni Moretti il messaggio che arriva alla fine di questo documentario, è che il presidente del consiglio Silvio Berlusconi sarà con noi ancora per molto. "Non pensate - dice un signore proprio in chiusura di 'Draquila' - che una persona che si può considerare completamente vuota e incapace alla fine cada, non è così. Berlusconi è una persona che dura".

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Scritto da Nicoletta Gemmi
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