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7 anni per Vittorio Cecchi Gori

29/01/2013

Non è 7 anni in Tibet, con l'allora astro nascente Brad Pitt, ma 7 anni in galera con l'astro tramontato Vittorio Cecchi Gori che, ironia della sorte, è stato il distributore del film di Annaud. Tanti sono gli anni richiesti dal PM per la bancarotta della Safin Cinematografica, società del gruppo che gestiva le sale cinematografiche, tra cui il cinema Adriano a Roma, fallita nel febbraio 2008 per un crac di 24 milioni di euro. Assieme al Produtore Cecchi Gori sono chiamati in causa come coimputati anche i suoi più stretti collaboratori. Tra cui il suo braccio destro Luigi Barone per il quale il PM ha chiesto una condanna a 5 anni; 4 anni per Edoardo De Memme e Ettore Parlato, entrambi liquidatori della società e Giorgio Ghini, componente del collegio sindacale della Safin.
Parafrasando un altro film Un viale del tramonto in chiave noir per l'erede di un impero cinematografico messo in piedi dal padre Mario, il produttore per eccellenza del cinema italiano con circa 200 film realizzati tra gli anni 60 e gli anni 80.
Il figlio Vittorio accanto all'attività di famiglia di produzione cinematografica, tenta altre strade imprenditoriali, come l'avventura televisiva con l'acquisto di telemontecarlo e Videomusic per creare un terzo polo tv, a quella sportica, con l'acquisto della Fiorentina e infine quella politica, che lo vedrà eletto come senatore nelle file del Partito Popolare.
È stato arrestato due volte: il 3 giugno 2008 a Roma, per bancarotta fraudolenta della Safin e successivamente nel luglio 2011 per aver distratto i beni del patrimonio sociale della Fin.Ma.Vi. spa, causando un passivo fallimentare di circa 600 milioni di euro.

Scritto da Piero Cinelli
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