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56 Semana Internacional de Cine di Valladolid - “W ciemnoṥci”

Attualità

24/10/2011

VALLADOLID. Anteprima europea alla 56 Seminci, dopo la partecipazione al Festival di Toronto, di “W ciemnoṥci” (Nell’oscuritá), il film di Agnieszka Holland, candidato all’Oscar per il cinema polacco. Quasi sessant’anni dopo la feroce repressione degli abitanti del ghetto di Varsavia da parte dei nazisti, un’affermata regista con una quindicina di film all’attivo torna per la terza volta a occuparsi dell’Olocausto. Compito non facile vista l’abbondante filmografia dalla fine della seconda guerra mondiale ai nostri giorni, e considerato l’evidente pericolo di una ripetizione prossima alla saturazione. Nondimeno, ha deciso di realizzare la storia di Leopold Socha appena David Schamoon le ha inviato una sceneggiatura corredata di dettagli sulla repressione che azzeró il ghetto della cittá di Lvov. Ne è scaturito un film di 145 minuti, con le cadenze di un thriller, ma ben radicato nella realtá storica e sociale del ghetto che ebbe il suo massimo cantore nel Nobél di letteratura Isaac Singer.
 

   Leopold Socha (Robert Wieckiewicz) si occupava delle fogne cittadine di Lvov, degli scoli e degli intasamenti. Ma era anche un furfante, dedito a furti in appartamenti, e nascondeva la refurtiva in anfratti della rete fognaria. Nel marzo del 1943 la distruzione del ghetto spinse alcune famiglie di ebrei a scavare un passaggio e a nascondersi nelle fogne. Scoperti da Socha, fecero un accordo per non essere denunciati. Si inizió quindi con un ricatto, ma la progressiva conoscenza della famiglia Chiger e degli altri perseguitati mutó il comportamento di Socha che divenne il loro dispensiere e la loro guida. E lo pagarono fintantoché ebbero soldi. Poi l’impresa trasformó il furfante, che fece l’impossibile per salvarli e in larga parte ci riuscí.       

   Analogo a molti altri racconti della repressione nazista, il film non riserva sorprese. Tuttavia Agnieszka Holland punta sui problemi derivanti dalla lunga e penosa convivenza di uomini, donne e bambini sottratti alla loro normalitá quotidiana. E dá vita a un’altra “normalitá”, quella della compressione di differenti unitá familiari in spazi ristretti, umidi e maleodoranti, privati della luce del giorno e costretti al silenzio. Inevitabili le fiammate di nevrosi, i tentativi di fuga e di sopraffazione, in un universo buio e circoscritto, percorso da ratti. Con un eufemismo si potrebbe anche aggiungere che il cibo scarseggiava. Il pubblico ha assistito in silenzio e alla fine si è manifestato con un caloroso applauso liberatorio. La fotografia, che non concede molto al buio delle fogne, è di Jolanta Dylewska. Gli altri attori: Benno Fürmann, Agnieszka Grochowska, Maria Schrader.

Scritto da Patrizia Morfù
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