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56 Semana Internacional de Cine di Valladolid - “The Guard”

Attualità

27/10/2011

VALLADOLID. C’è posto anche per i film polizieschi alla 56 Seminci. Dopo Sundance e Toronto, “The Guard” (La guardia) dell’irlandese John Michael McDonagh torna in Europa passando da Valladolid. Film d’esordio, dopo il corto “The Second Death” (La seconda morte) e la premiata sceneggiatura di “Ned Kelly”, “La guardia” non è un film políticamente corretto. Il regista, nativo del contado di Galway, dove è ambientato il film, ha scelto quali protagonisti l’irlandese Brendan Gleeson e lo statunitense Don Cheadle, un bianco e un nero che offrono lo spunto per alcune digressioni in un film che preferisce la satira alla tensione del thriller.
Poliziotto di provincia, il sergente Gerry Boyle dice fuori dai denti quello che pensa e spesso in modo provocatorio. Ha un sovversivo senso dello humour, si accompagna con giovani prostitute, e ha una madre malata che si sta spegnendo. L’ultima cosa che gli interessa è il traffico di cocaina che si svolge di notte lungo la costa, cosa che motiva invece l’agente del Fbi Wendell Everett giunto dagli States, e del quale lui si burla apertamente. Eppure, quando scompare un collega, la sua prostituta preferita lo ricatta per fargli chiudere un occhio, e i trafficanti tentano di comprare il suo silenzio, il sergente ha un sussulto d’orgoglio. Simile a uno sceriffo del Far West decide di far giustizia da solo e si rende conto che l’unico che puó aiutarlo è proprio l’agente americano.
Film con pochi attori e pochissimi figuranti, girato in larga parte in interni, o in esterní desolati, dura circa 100 minuti, puntando su dialoghi irreverenti e su battute sarcastiche. A folkloristiche musiche irlandesi ha preferito, come dichiarato dallo stesso regista, ritmi alla Ennio Morricone degli spaghetti Western che rendono credibili le azioni del corpulento sergente.

Meno interessante invece l’anteprima di un film argentino che pretende diffondere un messaggio, ma che lo fa con ritmo lento, rivelando cose giá note e rischiando di annoiare. Il tema è quello della repressione militare (1976-1983) e della lotta delle madri della Plaza de Mayo. “Verdades verdaderas. La vida de Estela”, (Veritá vere. La vita di Estela) del giovanissimo Nicolás Gil Lavedra al suo primo film dopo alcune inchieste televisive è un omaggio a Estela Barnes de Carlotto, presidentessa dell’Associazione delle nonne di Plaza de Mayo. Laura, la figlia incinta, venne soppressa dai militari e il figlio dato in adozione. Il film descrive l’interno borghese della famiglia Carlotto, la scomparsa della ragazza, e anni di vane ricerche per rintracciare il nipote. Mostra anche il forte coinvolgimento di Estela Carlotta nella lotta per la giustizia e per la riconciliazione, ma il suo lodevole impegno e quello del regista perché ci si ricordi di crimini che non devono restare impuniti non riese a coinvolgere lo spettatore. E non basta neanche la misurata interpretazione di Susú Pecoraro.     

Renzo Fegatelli

Scritto da Patrizia Morfù
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