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56 Semana Internacional de Cine di Valladolid - “De tu ventana a la mia”

Attualità

28/10/2011

Valladolid. Avrebbe sicuramente vinto il primo premio del Festival di SitgesDe tu ventana a la mia”, (Dalla tua finestra alla mia), opera prima di Paola Ortiz che descrivendo alcune storie del franchismo accumula piccoli e grandi orrori narrando sostanzialmente la drammatica vita di tre donne, Inés, Violeta e Luisa. L’anno è il 1941 e i drammi si svolgono a pochi chilometri dalla frontiera francese, in un paese a nord di Huesca. Inés è una contadina incinta del marito rinchiuso nelle carceri di Franco. Violeta, studentessa di biología, fragile di salute, è curata dallo zio, emerito docente e ricercatore, che si occupa anche della sua formazione. Luisa, zitella in attesa del grande amore, non presta attenzione alle sollecitazioni di un coetaneo gentile e innamorato.
Inès, bistrattata e maltrattata da funzionari di regime, dará alla luce un bambino, che il marito non vedrá mai. Violeta, innamorata di un coetaneo che ottiene una cattedra in Francia, viene violentata durante un tentativo di attraversare il tunnel che porta in Francia. Luisa, che da sempre sogna i baci appassionati che vede nei film, deve essere operata per un tumore al seno.
Girato con grande cura dei particolari, e con colori volutamente sbiaditi, il film è un’allegoria di regime in versione gotica e nera. Peccato che descrivendo gli orrori di una delle peggiori epoche della storia spagnola non abbia concessio spazi, seppure estremamente ridotti, alla possibilitá di un sorriso. Alla fine gli errori di sceneggiatura danneggiano anche il lavoro dei tecnici e delle attrici, che si immedesimano nei rispettivi ruoli con molta bravura. Le protagoniste: Maribel Verdú, Leticia Dolera, Luisa Gavasa.  

Totalmente diverso il tono di “Hasta la vista”, (Arrivederci), quarto film del belga Geoffrey Enthoven, 37 anni. Della tradizione fiamminga aleggia lo spirito di pittori quali Bosch e Delvaux che spinge il regista a realizzare un divertimento di due ore imperniato su tre giovani disabili. Un non vedente e due con handicap, uno dei quali con tumore terminale. Organizzano un viaggio in Spagna all’insaputa dei loro genitori. Li porta un’imponente ex infermiera con un furgoncino attrezzato e sognano di perdere la loro verginitá in un locale della costa mediterranea costruito appositamente per persone con handicap. Il viaggio è movimentato, illuminante e pieno di sorprese. Alla fine i tre avranno vissuto ció che sognavano anche se ognuno a modo suo. Basato su situazioni, dialoghi e umori che vivacizzano il racconto, dà licenza al regista di mostrare i lati migliori e peggiori dei tre disabili che dopo incomprensioni e malintesi formano squadra con la donna che li guida.   

In concorso anche “Circumstance” di Maryam Keshavarz, nata a New York, ma di origine iraniana e laureata in letteratura persiana a Shiraz. Dopo Sundance e Toronto, anche Valladolid ha potuto ospitare questo quadro di trasgressione giovanile a Teheran. Una famiglia bene della capitale: il padre scrittore, una figlia sedicenne e un figlio maggiore, Mehran, a casa dopo un trattamento di disintossicazione. Lei, Atafeh, ha l’amica del cuore in Shireen, orfana e compagna di scuola. Le ragazze vanno in discoteca, partecipano a feste private, lavorano nel doppiaggio di film americani e si amano. Mehran, invece, alla ricerca di sé frequenta la moschea e si attira la simpatia dei religiosi. Questi, peró, lo influenzano a tal punto che lui denuncia il comportamento trasgressivo della famiglia. Sottoposti a duri controlli, i genitori diventano meno permissivi, Shireen è costretta a sposarsi con Mehran, Atafeh tenta di espatriare a Dubai.
Il film sembra suddividersi in due parti: la prima, trasgressiva, idilliaca e leggermente erotica. La seconda, invece, getta uno sguardo sulle restrizioni e sulla repressione che limitano la libertá dei giovani in un paese islamico fondamentalista. Gli attori: Nikohl Boosheri, Sarah Kazemy, Reza Sixo Safai, Soheil Parsa.                                                      

Renzo Fegatelli

Scritto da Patrizia Morfù
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