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44º FESTIVAL DI SITGES -  “The Divide”

Attualità

11/10/2011

Francese, 35 anni, Xavier Gens esordí nel 2007 con un film crudo e violento, “Frontiers”. Col terzo film ha perfezionato la descrizione della catastrofe. Prodotto da Canada, Germania e Stati Uniti, “The Divide” mostra la distruzione di New York mediante attacco con missili con testate nucleari. Alcuni inquilini di un condominio riescono a raggiungere le cantine e a sigillare la porta d’accesso. Apparentemente è la salvezza: sono rinchiusi in un bunker e devono soltanto attendere che la radioattivitá diminuisca e che qualcuno venga a salvarli. In realtá resta molto poco del mondo conosciuto. Alieni occupano la cittá e catturano sopravvissuti per fare esperimenti. A loro sequestrano un bambino. Quindi saldano la porta del bunker ed è il principio della fine. Tuttavia non sanno i reclusi che il loro maggior pericolo è la paranoia. La sperimentano giorno per giorno in un universo circoscritto e presto si trasformano in vittime e carnefici. All’inizio il piú forte è l’addetto alle cantine (Michael Biehn), il quale impone alcune regole. Poi una ribellione porta all’anarchia, a violenze psicologiche e a sopraffazioni che mieteranno vitttime. Xavier Gens descrive in maniera algida, e con molto rigore, il gioco di massacro nel quale i deboli soccombono. Nella lotta emergono due ritratti di donne: una indomita, l’altra compiacente e vittima, e alcuni profili di giovani. L’inferno è l’impossibile convivenza: ció che li aspetta all’esterno è il nulla assoluto. Film senza speranza, quindi. Non c’è salvezza: né dentro, né fuori. Il film offre 122 minuti di tensione all’insegna del nihilismo con un racconto molto professionale. Di morte parla anche il film d’esordio di Tim FehlbaumHell” (Inferno), prodotto in Germania da Roland Emmerich. Si apre con la visione apocalittica di lande bruciate. Anche il sole è infuocato e sbianca contrade deserte. Difficile trovare acqua e generi di sopravvivenza. Tuttavia un giovane e due sorelle cercano un po’ di carburante in una stazione abbandonata. Sperano di raggiungere in auto un luogo di salvezza. La strada peró è disseminata di pericoli. Prima incontrano un giovanotto che si unisce a loro, poi incappano in una fattoria. Dietro al volto accogliente dei fattori si cela una famiglia che cattura e depreda gli incauti forestieri e se ne nutre. Il regista descrive scene di lotta e tentativi di fuga in un microcosmo che preannuncia i postumi di un dramma nucleare. A differenza della ricostruzione serrata di Xavier Gens, la catastrofe descritta da Tim Fehlbaum si limita a un mondo contadino che esercita il cannibalismo, descritta mediante stilemi noti. Ritroviamo Angela Winkler (protagonista di “Katharina Blum”) nei panni di una madre che si preoccupa per i suoi figli, ma si nutre di quelli degli altri. Film di genere alla cui sceneggiatura hanno lavorato in tre: il regista, Thomas Wöbke, Oliver Kahl. Peccato che fossero privi di idee! Opera prima anche “Verbo” del madrileno Eduardo Chapero-Jackson, studi a New York, e vincitore di numerosi premi con tre cortometraggi. Purtroppo la descrizione dell’incomprensione genitori-figli, (Sara, adolescente, frequenta il liceo ma è distratta dai messaggi murali di un misterioso personaggio) è ripetitiva e descritta con lunghi e pretensiosi dialoghi. Brava la protagonista, Alba García, ma non è molto. E ancora meno se si considera che il film è inserito nel Panorama del cinema fantastico in concorso dove figurano film visti a Cannes e a Venezia come “Poulet aux prunes” di Marjane Satrapi o “The Moth diaries” di Mary Harron.

Renzo Fegatelli

Scritto da Patrizia Morfù
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