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44º FESTIVAL DI SITGES - “Livide”

Attualità

13/10/2011

Ottavo giorno del 44 Festival Internacional de Cinema de Catalunya dedicato a due singolari film francesi in concorso. Tra horror e fantastico si situa “Livide” (Livido), secondo film del duo Alexandre Bustillo e Julien Maury, esordienti nel 2007 con l'applaudito “A l'intérieur”. Protagonista, Lucie, (Chloé Coulloud), non ancora ventenne, in lutto per la morte della madre (Béatrice Dalle). Infermiera stagista, Lucie accompagna la signora Wilson (Catherine Jacob) nel suo giro quotidiano di visite agli anziani. In una prestigiosa villa diroccata, Wilson applica una flebo alla signora Jessl, famosa maestra di danza in un tempo ormai remoto. In coma cerebrale, giace al centro di un immenso letto in una vasta stanza piena di ornamenti. Con stupore, Lucie osserva la donna ultracentenaria, i folti capelli bianchi e le lunghissime unghie. Wilson le confida che la paziente è ricchissima. Sicuramente nasconde un tesoro. Lei lo ha cercato, ma senza fortuna. La sera Lucie litiga col padre che ha deciso di portare a casa un'amica. Trovando il tesoro, pensa, potrebbe avere una vita autonoma. Ne parla col ragazzo. E quella notte, i due e un amico penetrano nella villa.
Qui avviene la svolta del film. Non solo non trovano il tesoro ma sono entrati in un incubo. Porte e finestre vengono misteriosamente sigillate e la casa è piena di sorprese. L'irruzione spavalda sfocia in una trappola mortale. Dopo aver imperversato e distrutto alla ricerca del tesoro, i due giovanotti dovranno difendersi da strane creature e da giovani e sanguinarie ballerine.  Aggressori diventati prede, conosceranno il terrore delle vittime sacrificali. Va invece meglio per Lucie, che si è sempre mantenuta in disparte. Si difende dall'assalto dei fantasmi, scopre affinità con una ballerina e l'aspetta una sorpresa. Siamo dalle parti di Dario Argento. Non nuova la casa stregata, ma gli autori l'hanno attrezzata con personaggi, macchine e situazioni curiose.
 
Differenti gli 80 minuti di “Carrè Blanc”, (in francese segno convenzionale della censura televisiva), esordio del parigino Jean-Baptiste Léonetti. Sami Bouajila è Philippe, impresario che opera con metodi militari e che sottopone  i suoi dipendenti a sadici esercizi. I test di selezione sono pretestuosi, snervanti, e generalmente inutili perché servono soltanto a soddisfare la paranoia del capo. I quadri in cerca di affermazioni vengono trattati come marionette. In un mondo disumanizzato non c'è posto per la famiglia e per la vita privata. Il mondo dell'impresa si sta sostituendo ai rituali della vita quotidiana preparando un'apocalisse che non verrà dalla morte nucleare ma dall'inaridimento degli esseri umani. Ma chi è Philippe? Un flashback lo mostra ragazzo in una periferia. Solo e irresoluto. E poi lo troviamo in un centro di riabilitazione per aver tentato il suicidio. Ora è sposato con Marie (Julie Gayet) che ha conosciuto al centro. La loro unione è a pezzi. Tuttavia sarà proprio lei a lottare contro il sistema per salvare il loro amore. Prodotto da Belgio, Francia, Lussemburgo, Russia e Svizzera, “Carrè blanc” è come un urlo in un bunker di cemento.

Scritto da Renzo Fegatelli
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