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44º FESTIVAL DI SITGES

Attualità

10/10/2011

Sul tappeto rosso dei famosi, molti i premi del 44 Festival Internacional de cinema fantástic de Catalunya, che è stato appena inaugurato con l’anteprima mondiale di “Eva” di Kike Maíllo.
La “Màquina del Temps” viene assegnata quest’anno ai registi Bryan Singer, Jaume Balagueró, Tony Ching Siu-Tung e agli attori Michael Biehn, Michael Ironside e Barbare Steel. Insigniti, inoltre, della “Maria Honorífica” i registi Bigas Luna e Pedro Olea, e l’attrice Caroline Williams. L’Italia, invece, riceve un omaggio tramite l’assegnazione del “Premi Nosferatu 2011” al regista e scrittore Luigi Cozzi.
Nato a Barcellona nel 1975, Kike Maíllo esordisce nel lungometraggio dopo successi conseguiti in video musicali e in pubblicitá. “Eva” è considerato un omaggio a “A.I. Artificial Intelligence” di Steven Spielberg che dall’America ha inviato un video messaggio al pubblico di Sitges. Interpretato da Daniel Brühl,Eva” è un racconto di robotica imperniato tuttavia su una vicenda di due fratelli innamorati della stessa ragazza. Siamo nel 2041. Alex, disegnatore di macchine e di intelligenze artificiali, torna al suo paese innevato dopo dieci anni di lavoro nella metrópoli. Tutti in famiglia sono esperti di robotica, dalla madre al fratello David (Alberto Hammann) che ha sposato la sua ex ragazza Lana (Marta Etura). E hanno una bambina, bella e enigmática, Eva (Claudia Vega). Alex ha portato con se il suo gatto di latta e sembra intenzionato a restare. Senonché in un incontro con Lana s’illude di far rivivere una vecchia fiamma. Lei lo respinge e finisce a cazzotti col fratello che gli chiede di andarsene. Eva peró è stata testimone dell’incontro e capisce che c`e un segreto sulla sua nascita. Ne nasce una disputa con la madre, che ha un incidente, ed Eva corre a chiedere spiegazioni ad Alex. Scritto da Sergi Belbel, Cristina Clemente, Martí Roca e Aintza Serra, il film dura 94 minuti, e include la partecipazione di Lluis Homar nella parte di un maggiordomo robot. La narrazione è fluida, gli attori convincenti, la vicenda sembra arrestarsi in pieno dramma, anche se è chiaro il messaggio sui pericoli connessi alla creazione di ibridi.
Al suo terzo film, Juan Martínez Moreno (Madrid 1966) dirige una commedia sull’uomo lupo, “Lobos de Arga” (Lupi di Arga). Racconta che nel 1910 in un paesino della Galizia, Arga, una marchesa sanguinaria si attiró una maledizione che sarebbe durata 100 anni. E avrebbe generato una bestia che da allora è stata rinchiusa nei sotterranei di una Chiesa abbandonata. La maledizione potrebbe cadere se il mostro mangiasse uno dei discendenti della marchesa. Capita a propósito Tomás, giovane scrittore di insuccesso, che è appena tornato in paese col suo cane per scrivere lontano dal frastuono della cittá. Accolto dai paesani festanti, non si rende conto di essere la vittima predestinata, e di fatto viene rinchiuso nelle cave della Chiesa. Salvato da una amico d’infanzia e dal fiuto del suo cane, Tomás libera peró la bestia. Il vorace uomo lupo divora qualche paesano e dà il via alla guerra con gli abitanti.
Interpretato da Gorka Otxoa, Carlos Areces, Secun de la Rosa, e scritto dallo stesso regista, il film diverte e qualche volta sorprende pur restando all’interno di un genere del quale ripropone situazioni e stilemi.

Scritto da Renzo Fegatelli
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