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Invasion di Tsintsadze approda al 36. Festival des films du monde

Attualità

28/08/2012

   MONTREAL. É di produzione austriaca e tedesca INVASION, film del georgiano Dito Tsintsadze in concorso al 36. Festival des films du monde. Girato in tedesco in una villa castello di stile nordico, il film mantiene atmosfere e comportamenti  del cinema di Tsintsadze. Allievo di Otar Iosseliani e Eldar Shengelaya, autore di dieci film incluso AN EROTIC TALE del 2002, il regista sembra giocare con lo spettatore in questo INVASIONE imbastito di sorprese, tensione e atmosfere cariche di mistero. Protagonista del film, scritto dallo stesso Tsintsadze, é Joseph, vedovo sessantenne, che incontriamo al cimitero accanto alla tomba della moglie. Rassegnato, chiuso in un’espressione malinconica, sussurra frasi di chi non sembra piu’ chiedere niente alla vita. Ed ecco una signora che gli si avvicina. Piacente, i capelli rossi, non ancora cinquantenne, gli dice di chiamarsi Nina, di essere stata amica della moglie prima di sposarsi e che ha saputo in ritardo della sua dipartita. Gli presenta il figlio, Simon, istruttore di kendo, e Joseph li invita a casa. Dopo una breve frequentazione, Nina gli presenta la nuora, Milena, e gli dice che la giovane coppia ha problemi di alloggio.
   Joseph é contento di ospitarli. Presto scoprira’ che i due hanno un figlio e sara’ lieto di accoglierlo in casa. L’invasione é cominciata. Anche Nina si ferma per un breve soggiorno e s’installa. In visita capita anche un amico, Marco, compagno di Nina da quando é rimasta vedova. Si fa tardi, chiede di restare per una notte, e apre un ufficio dove riceve alcuni collaboratori. Joseph comincia a rendersi conto dell’imbroglio, ma Nina tenta di avere un rapporto sessuale con lui adducendo che a Marco non importa. Tuttavia Joseph la respinge, ma non rinuncia a una relazione con Milena quando questa di notte s’infila nel suo letto. Nondimeno la pressione degli ospiti diventa opprimente e Joseph gli chiede di andarsene. Ci riuscira’ dopo una serie di scontri drammatici e di soluzioni impreviste, in un gioco di massacro che il regista ha concertato con un sorriso beffardo.
   Dall’est un altro film in concorso: SANGHAJ dello sloveno Marko Nabersnik; 124 minuti per raccontare il destino di una famiglia di gitani attraverso quattro generazioni. Centro del racconto la generazione a cavallo tra la fine della Yugoslavia e la nascita della Slovenia. Protagonista Lutvija Belmondo Mirga che in prossimita’ del confine italiano fonda il villaggio di Sanghaj che presto attira nomadi dai paesi dell’est. Il fondatore intreccia buone relazioni con le autorita’ locali per ottenere il collegamento elettrico e per l’istruzione dei bambini, ma non fa menzione dei suoi traffici: droga prima della guerra dei balcani, e poi armi. E saranno proprio quelle a tradirlo e a portarlo in tribunale. Sorta di favola gitana sorretta da un sapiente commento musicale e dai racconti della vita del villaggio, il film ricorda commedie politico sociali dell’era di Tito celebrate dal cinema yugoslavo e scorre piacevolmente senza pero’ apportare niente di nuovo alla tradizione del cinema del suo paese.
   Un accenno merita la prima mondiale di due coraggiosi registi italiani residenti a Parigi: Ilaria Borrelli e Guido Freddi che con una produzione indipendente si sono recati in Cambogia per girare un film sul fenomeno della pedofilia, TALKING TO THE TREES (Parlando con gli alberi). Autori del testo, e lei anche attrice per necessita’, narrano di una donna che raggiunge il marito in Cambogia e scopre che ha un rapporto con una bambina. Non riesce a contattare il marito, e deve vedersela con lo sfruttatore al quale riesce a sottrarre due bambine e a farle fuggire con lei. Accanto ad alcuni paesaggi ripresi con molta maestria, il film segue la protagonista nel suo peregrinare nella foresta.       

Renzo Fegatelli    

Scritto da Piero Cinelli
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