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29° Festival du Film Fantastique de Bruxelles

Attualità

18/04/2011

BRUXELLES. « Detective Dee and the Mystery of the Phantom Flame » (Il Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma) segna il ritorno dietro la cinepresa del leggendario regista e produttore di Hong Kong, Tsui Hark. Due ore di grande spettacolo  ambientato nel 690, epoca della dinastia Tang, e di intrighi di corte, col corredo di coreografici duelli. In concorso al 29° Festival du Film Fantastique, il film si apre alla vigilia dell’incoronamento dell’imperatrice Wu. Dinanzi al palazzo imperiale fervono i lavori per la costruzione di una gigantesca statua di Budda, ma improvvisi casi di autocombustione ne ostacolano il completamento. Conscia dello scontento di alcuni dignitari e sospettando complotti, l’imperatrice fa liberare il detective Dee, in prigione da otto anni per aver contestato le scelte del governo. Spirito indipendente, ma suddito rispettoso delle leggi, Dee accetta di indagare sull’origine dei fuochi che ostacolano i lavori.

  Basato sui romanzi orientali dello scrittore olandese Robert Van Gulik e interpretato da famosi attori cinesi : Andy Lau, Carina Lau Ka Ling, Li Bingbing, il film si avvale di sontuose scenografie nelle quali si muovono personaggi ambigui. Fino a quando non colpiscono non si capirà da che parte stanno, ma Dee, esperto di arti marziali, ha deciso di battersi fino all’estremo. Teso alla ricostruzione di un fatto storico, e invaso da numerosi duelli e da frequenti scene d’azione, il film cura poco la psicologia dei protagonisti e le storie individuali fornendo un movimentato e colorito spettacolo di intrighi e di lotte.

    Da Taiwan un piccolo film alla ricerca di senso. « Ayu », 75 minuti, diretto da Lai Chunyu, mostra una sedicenne, Ayu, che si risveglia in un luogo sconosciuto. Non è casa sua: è un ospedale. E non ci sono i genitori, ma persone anziane. Presto si rende conto di essere all’interno di un sogno e di non saperne uscire. Non solo: ha un comportamento bizzarro, pieno di dimenticanze e di incoerenze. Conosce un anziano che sa tutto di lei, la segue nei suoi continui spostamenti e la rassicura. Ayu ha sensazioni del suo vissuto, ma non riesce a far emergere i ricordi. E non si rende conto che la sua ricerca delle memorie perdute addolora le persone che le sono vicine. Quando le attenzioni dell’anziano l’aiutano a recuperare il passato, Ayu capisce che era lei ad essersi persa. Interpretato da Tian Ming e Lee Chia Ying, un inconsueto e poetico approccio al mondo dei malati di Alzheimer.

     Un breve accenno merita il norvegese « The Troll Hunter » (Il cacciatore di Troll) di André Ovredal. Fenomeno scandinavo dell’anno, il film o lo si accetta o lo si rifiuta. Racconta infatti in maniera realistica  l’immaginaria storia di un gigantesco mostro a tre teste che si aggira nei boschi scandinavi uccidendo gli orsi. La storia è vista dagli occhi di un forestale, che li cerca e li pietrifica con una macchina per poi ridurli in pezzi, e di due studenti muniti di videocamera. Scommessa del regista sembra quella di narrare fatti straordinari con la pignoleria della redazione di atti ministeriali. E il pubblico sta al gioco.

Scritto da Renzo Fegatelli
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