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20 Sigarette: la storia dell’attentato a Nassiriya raccontata da uno che c’era

Attualità, Interviste, Personaggi

05/09/2010

VENEZIA. Aureliano Amadei era a Nassiriya (Iraq) al fianco di Stefano Rolla, regista volontario dell’Umanitaria Padana, quando il 12 novembre 2003 un attentato ha ucciso diciannove italiani, tra i quali lo stesso Rolla e nove iracheni. Una strage dalla quale l’Italia, impegnata dal giugno dello stesso anno in un’ingente missione umanitaria e di stabilizzazione, non si è più riavuta. A ricordare quei giorni febbrili non saranno i nastri che Rolla aveva girato in Iraq, misteriosamente scomparsi una volta inviati in Italia insieme agli effetti personali del regista, ma la storia di chi per giorni, nonostante le paure e i dubbi, i pregiudizi e le resistenze, lo ha inseguito, imparando il mestiere di vivere e, soprattutto, di sopravvivere. Almeno fino alla ventesima sigaretta.

Quindi, 20 Sigarette, è il film da regista di un aiuto-regista scampato ad un feroce attentato. Tra gli attori Vinicio Marchioni - nei panni di Amadei, Carolina Crescentini (molto brava e bellissima qui a Venezia, dopo tante belle attrici internazionali, finalmente una italiana che emana luce) ovvero Claudia, la fidanzata di Aureliano, Giorgio Colangeli nei panni di Stefano Rolla, più Gisella Burinato, Massimo Popolizio e molti altri. La pellicola è stato acquistata dall’Istituto Luce e arriva nelle sale l’8 settembre. Il film che è nella sezione Controcampo Italiano è stato accolto in sala qui al Festival da lunghi e calorosi applausi.

“20 Sigarette – afferma Amadeiè il frutto di una lunga elaborazione dell’esperienza più atroce della mia vita, nel tentativo di trarne qualcosa di costruttivo. Una tale elaborazione comprende tutti gli aspetti dell’esistenza e mi ha spinto a raccontare, oltre all’attentato in sé, la persona che ero prima e la persona che sono ora. L’umanità che ho incontrato in questa avventura, i sentimenti, mi hanno cambiato per sempre. Sì, perché si tratta di sentimenti, più che di guerra”.

“Ho trascorso solo poche ore in Iraq – conclude Amadeigiusto il tempo di fumare un pacchetto di sigarette. Ma dell’attentato e dei minuti di terrore che ne sono seguiti ricordo ogni singolo fotogramma e ho scelto di non risparmiare nulla allo spettatore. Ho girato tutto in soggettiva proprio per cercare di ‘offrire’ la possibilità di vivere quei minuti come li ho vissuti io: confusione, panico, ricerca di un nascondiglio, orrore per le ferite, per il sangue. E poi chiasso che sfonda i timpani, cadaveri, fiamme, colpi di mitra ed esplosioni. Il terrore che spezza il fiato, che si specchia negli occhi dei compagni di sventura, che ti spinge a scappare nonostante il piede a penzoloni e l’occhio che sanguina. La guerra in 20 Sigarette è un concentrato di paura che dura pochi minuti ma non sembra finire mai. La guerra che ho vissuto io finisce con i civili che si accalcano, che strillano, che mi caricano su una macchina e buttano sul mio corpo insanguinato un bambino immobile, candido, freddo. La guerra finisce con la morte”.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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