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2011: calano gli spettatori ma il cinema italiano cresce

Attualità, Conferenze stampa, Trade

12/01/2012

Sono stati presentati stamane alla Casa del Cinema di Roma i dati relativi al consumo cinematografico nel 2011. Dati in parte già noti, con un calo piuttosto vistoso degli spettatori (-8% rispetto al 2010), e che fotografano una situazione di passaggio, con luci ed ombre e molte sfide da affrontare. Complessivamente 101 milioni di spettatori, contro i 110 del 2010.

I dati sono stati presentati in un clima tutt'altro che pessimista, ma decisamente reattivo rispetto alla contrazione dei consumi, dai rappresentanti delle maggiori Associazioni del mercato cinematografico, dal Presidente dell'Unione Distributori dell'Anica nonché Presidente Cinetel Richard Borg, dal Presidente Anec (esercenti) Lionello Cerri, dal Presidente Anem (esercenti multiplex) Carlo Bernaschi e dal Presidente Anica (Associazione Industrie Cinematografiche) Riccardo Tozzi (nella foto). L'opinione generale è che, per quanto con un segno meno (che diventa a due cifre -10% se paragonato agli incassi del 2010), l'anno appena trascorso non è stato un annus horribilis, ma piuttosto un anno di passaggio che ha evidenziato una serie di tendenze e di situazioni che vanno cavalcate. In termini percentuali la flessione è dovuta in larghissima parte alla contrazione della quota del cinema americano che perde circa il 10% di spettatori rispetto al 2010 (dal 56% al 46%), dovuta principalmente all'assenza di blockbuster come Avatar.

Il dato più confortante invece è la ulteriore crescita della quota del cinema italiano, che con le coproduzioni arriva al 37,5% delle presenze (35,5% degli incassi complessivi). Un risultato straordinario, impensabile fino a qualche anno fa, quando ci si avvicinava a quote intorno al 10%. Un dato che comunque, nella sua estrema positività, si porta dietro alcuni fattori problematici: a cominciare dal rischio del monoprodotto 'commedia' che rappresenta la stragrande maggioranza dell'offerta "Tra i primi 15 film italiani in classifica, solo due sono film d’autore, quelli di Sorrentino e Moretti, e tutti gli altri sono commedie." Una situazione questa che sostanzialmente nasce dalle preferenze 'storiche' del pubblico, anche se - osserva Tozzi - "si rischia di confinare il cinema italiano in un genere che gli è proprio ma che non può essere esclusivo. E che viene rafforzata dallo spostamento del mercato delle sale verso i complessi multischermo, che attirano un pubblico più sensibile ai blockbuster che al cinema di qualità e al cinema italiano non commedia". Quindi accanto ad una forte domanda di cinema italiano ci sono alcuni nodi da sciogliere: il potenziamento di un circuito di sale urbane che notoriamente sono le strutture che veicolano il cinema italiano 'non-commedia' ed un superamento della stagionalità. "Il cinema italiano è la componente dinamica del mercato" ha ribadito Tozzi, per cui lo sviluppo del mercato passa per la valorizzazione del cinema italiano, che si può ottenere con la difesa della diversificazione dell'esercizio (monosale e multisale urbane, multicinema e multiplex) che insieme riescono a coprire tutti i tipi di pubblico. Anche Lionello Cerri si sofferma su questo punto ovvero sulla necessità di difendere tutte le strutture, cercando di recuperare, soprattutto per quelle urbane, la funzione di aggregazione sociale. Sia Cerri che Bernaschi infine hanno preannunciato di stare preparando una grande campagna di promozione del cinema (l'ultima campagna risale al 1998) attualmente allo studio, che culminerà con una grande Festa.

 

Scritto da Piero Cinelli
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